Mediaset, pm firma l'esecuzione della pena con sospensione

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Mentre Berlusconi incontra i gruppi Pdl e annuncia battaglia, inizia il procedimento esecutivo della sentenza: l'ex premier dovrà decidere tra servizi sociali e domiciliari Letta: "Spero prevarranno gli interessi generali ma si applicherà la legge"

Mentre i gruppi del Pdl annunciano battaglia politica e chiedono un incontro a Napolitano annunciando la richiesta della grazia, il procedimento esecutivo della sentenza di Silvio Berlusconi va avanti.
Nella giornata di venerdì 2 agosto, il pm di Milano Ferdinando Pomarici ha firmato l'ordine di esecuzione con sospensione della pena per l'ex premier Silvio Berlusconi. Ordine poi notificato.
La sospensione dell'esecuzione della pena è automatica perché si tratta di  una condanna inferiore ai tre anni (è infatti un anno il residuo da scontare). In questo modo, entro metà ottobre, il Cavaliere dovrà scegliere se optare per i domiciliari o i servizi sociali. Inoltre per effetto dell'articolo 3 del decreto legislativo Anticorruzione, approvato nel 2012 con l'allora Guardasigilli Paola Severino, su Berlusconi incombe l'ombra dell'incandidabilità e della decadenza del suo mandato di senatore.

Letta: "Su incandidabilità Berlusconi si applicherà la legge"  - Proprio sul suo mandato il Senato sarà chiamato a votare. Un punto spinoso per la maggioranza di governo, anche se il presidente del Consiglio Enrico Letta ostenta tranquillità e assicura che "dovrà essere applicata la legge". Il premier si mostra inoltre ottimista sul futuro del governo e afferma di confidare che "prevarranno gli interessi generali e l'interesse dall'Italia". Sarebbe un "delitto" non andare avanti, fermarci "malamente", perché il lavoro del governo comincia a dare i suoi "frutti", ha poi affermato Letta nel corso di un incontro coi parlamentari di Scelta Civica e Udc.

La partita del governo - La partita del governo però resta apertissima. Il ministro per gli Affari regionali Graziano Del Rio si augura che il governo vada avanti, ma chiarisce: "Non dipende da noi, è il Parlamento che vota la fiducia". L'ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, si domanda poi se il Pdl intenda "essere guidato da è stato condannato per evasione fiscale", mentre commentando a caldo la sentenza, il segretario del Pd Epifani aveva parlato di una condanna che non solo va "rispettata", ma anche "applicata e resa applicabile".
E non si fa attendere la risposta del presidente dei senatori Pdl Renato Schifani che ai microfoni di SKyTG24 replica: "Le indegne provocazioni di Epifani e di Bersani a cui ribadiamo che il nostro leader resta Silvio Berlusconi sono il sintomo della volontà da parte del Pd di staccare la spina perché le loro lacerazioni interne non consentono un appoggio forte al governo Letta. Ma il Pdl non abbocca a queste provocazioni".


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