Berlusconi, condanna confermata. Le possibili conseguenze

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In seguito al verdetto della Cassazione il Cavaliere potrebbe non potersi ricandidare in virtù del decreto anticorruzione approvato dal governo Monti. A rischio anche il seggio al Senato. Sul piano giuridico, domiciliari o servizi sociali. RASSEGNA STAMPA

In attesa di capire quali contraccolpi potrà avere sul governo Letta la sentenza di condanna della Cassazione a carico di Berlusconi nel processo Mediaset, si possono già ipotizzare le prime conseguenze - politiche e giuridiche - per il Cavaliere.
Il giorno dopo il verdetto, i maggiori quotidiani in edicola tracciano i possibili scenari, a cominciare dall’ipotesi dell’incandidabilità (guarda la rassegna stampa di SkyTG24, ndr).

Incandidabilità - Nonostante nel videomessaggio consegnato ai media subito dopo la conferma della condanna per frode fiscale a 4 anni di reclusione Berlusconi abbia spiegato di non volersi arrendere e di voler restare in campo, in virtù degli effetti del decreto anticorruzione, approvato pochi mesi fa dal governo Monti, il Cavaliere potrebbe non potersi più candidare. Secondo il Corriere della Sera, infatti, in base all’articolo 1 del decreto legislativo del 31 dicembre 2012, infatti, “non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”.
Tuttavia, a SkyTG24, il professore Francesco Marini, docente di diritto costituzionale, spiega:  “La pena deve essere superiore ai 2 anni e il massimo edittale della pena deve essere superiore ai 4. Il problema che si pone da un punto di vista giuridico è se l’indulto incide sulla determinazione di questa misura”.

Il parere del prof. Marini, docente di diritto costituzionale:



Decadenza da senatore, decide Palazzo Madama - Questo non è l’unico aspetto del decreto anticorruzione che potrebbe coinvolgere Silvio Berlusconi: il Senato infatti dovrà decidere se farlo decadere o meno da parlamentare. Un voto che potrebbe “spaccare” l’attuale governo sostenuto sia da Pd sia da Pdl.
Su questo aspetto il quotidiano Libero sottolinea, in un articolo di Franco Bechis, che “la scelta interpretativa sull’applicabilità del decreto Monti al caso Berlusconi è squisitamente politica, visto che non ci sono né chiarimenti né precedenti giurisprudenziali. Può essere applicata solo se il Pd fa quella scelta, e una eventuale decisione di questo tipo che non è automatica applicazione di un provvedimento della magistratura, non potrebbe che avere conseguenze politiche sulla vita del governo Letta”.
Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, lancia un messaggio al segretario del Pd: “Al posto di Epifani aspetterei a trarre conseguenze affrettate. Ieri, pochi minuti dopo la sentenza, ha vestito i panni dello sceriffo: faremo di tutto per rendere esecutive le decisione del giudice. Traduco: Berlusconi deve andare al più presto agli arresti e il Pdl stia zitto e buono, altrimenti… Altrimenti cosa, egregio segretario? Lei sarà anche a piede libero, ma il suo partito è morto e senza la stampella del Pdl che vi tiene artificialmente in vita, Renzi vi avrebbe già fatto a pezzi”.



Domiciliari o servizi sociali - Andando oltre la querelle politica, per quanto riguarda le conseguenze giuridiche a carico del condannato Berlusconi sono diversi gli aspetti da prendere in considerazione. Una cosa sembra certa: Berlusconi non andrà in carcere, come spiega anche la Stampa in una analisi degli scenari futuri. La pena a 4 anni risulta infatti per gran parte coperta dall’indulto del 2006, per cui all'ex presidente del Consiglio rimarrebbe solo un anno da scontare effettivamente. Qui potrebbero aprirsi due scenari: i domiciliari o i servizi sociali. Secondo alcuni calcoli riportati dai principali quotidiani, dal Corriere a Repubblica passando per il Giornale, “è ragionevolmente intorno al 16 ottobre che Berlusconi dovrà fare la sua scelta”.
A Berlusconi inoltre, come conseguenza della condanna, "verrà ritirato il passaporto e non potrà più recarsi all’estero se non presentando una richiesta al tribunale di sorveglianza".
A rischio, secondo Libero, anche il titolo di Cavaliere, onorificienza che potrebbe essere annullata ma solo in seguito a un'istruttoria ad hoc.

Corte Strasburgo e ipotesi grazia Napolitano - Secondo la Stampa infine “l’ultimissima spiaggia per Berlusconi è a Strasburgo, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”. “Se dovesse accadere – chiosa il quotidiano torinese – è probabile che il Cavaliere più che sulla condanna di ieri, si rivolga ai giudici europei per denunciare la famosa ‘persecuzione giudiziaria’”.
Libero invece torna su un aspetto già trattato nelle scorse settimane (ma anche già smentito dal Quirinale): la grazia di Napolitano: “Concedendo la grazia a Berlusconi, è il ragionamento che faceva ieri notte chi usciva da Palazzo Grazioli, chiuderebbe davvero la guerra dei vent’anni. Il Capo dello Stato ha già mandato segnali positivi in tal senso, anche negli ultimi giorni. Ed Enrico Letta, manco a dirlo, è favorevole. Ma rischia di essere tardi anche per questo: la situazione può degenerare prima che Napolitano riesca a intervenire”.

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