Congresso Pd a novembre. Scontro sulle regole, voto rinviato

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Epifani alla Direzione del partito: primarie, ma platea ristretta. Protestano i renziani, Cuperlo e i giovani turchi: "Siano aperte". Letta: serve un segretario che faccia il segretario

Solo il rinvio del voto al termine della Direzione del Pd ha evitato la rottura del partito sulle regole del congresso con ricadute inevitabili sulla stabilità del governo. L'unico punto certo, ad ora, è che l'assise finirà entro novembre ma è battaglia sulla platea che eleggerà il nuovo segretario e sulla data per presentare le candidature. Ad accendere gli animi sono state le proposte avanzate dal segretario Epifani, che ha sostenuto che le che le candidature nazionali si debbano presentare solo dopo lo svolgimento dei congressi locali, e ha proposto una platea diversa ("funzionale a questa scelta") tra primarie per il segretario e primarie per il candidato premier di coalizione.
Mentre già il settore renziano rumoreggiava, è intervenuto Dario Franceschini che ha avanzato l'ipotesi che "il segretario venga eletto dagli iscritti" e non con primarie aperte. Immediata l'ira dei renziani e una saldatura con Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Pippo Civati e i giovani turchi come Matteo Orfini.

La proposta sulle regole avanzata da Epifani non va bene. In un momento difficilissimo per il pd non possiamo chiuderci nelle nostre paure.


La Direzione del Pd, però, sembrava essere cominciata nel migliore dei modi: una stretta di mano e una pacca sulle spalle tra il premier Enrico Letta e Matteo Renzi e battute amichevoli tra il sindaco e il quasi rivale Gianni Cuperlo.

Epifani, congresso del Pd a novembre - Guglielmo Epifani è arrivato in Direzione con un unico punto di accordo: la data del congresso che finirà il 24 novembre. "Il tempo del congresso è ora. Nessun rinvio" ha dichiarato. "Serve una figura di segretario rivolta all'impegno prevalente del partito", è la distinzione tra segretario e candidato premier proposta da Epifani e condivisa da Franceschini, Bersani, Fassino e da Cuperlo con dalemiani e 'giovani turchi'. Anche Letta, pur non entrando nel merito della separazione, è chiaro quando sostiene, intervenendo in chiusura di direzione, che "serve un segretario che faccia il segretario per preparare il partito a vincere la prossima volta". Epifani, ha poi espresso fedeltà al governo Letta. "Enrico sta facendo molto bene sia su uno scenario europeo sia con i primi provvedimenti - ha affermato - Le difficoltà di relazione con il Pdl confermano tuttavia che c'è una necessità di far prevalere l'interesse alto del Paese sulle difficoltà del percorso".
E interviene anche l'ex segretario Pier Luigi Bersani: "Qui nessuno vuole fare operazioni chiuse" (guarda il video)

Critiche dai renziani - Ma su due punti in particolare si è scatenata la polemica interna al Partito democratico. Il primo riguarda la data di presentazione formale delle candidature alla segreteria. Epifani ha lasciato intendere che si formalizzeranno dopo i congressi di circoli, provinciali e regionali. Un timing che ai renziani, in particolare, non va bene. Da tempo chiedono che le candidature si possano presentare prima dell'avvio del congresso. Tutto il congresso. Anche della parte 'locale'.
"Non mi sembra spetti alla Direzione del Pd decidere ma alla Assemblea nazionale" ha obiettato Angelo Rughetti. "Alla direzione Pd hanno già dimenticato la batosta delle ultime elezioni e si predispongono ad incassare la prossima" ha commentato Andrea Marcucci.
L'altro pomo della discordia riguarda la platea delle primarie. Se il segretario fa il segretario e non anche il candidato premier, allora dovrebbe essere eletto dagli iscritti. Come ha detto Dario Franceschini in Direzione. Il contrario di quanto chiedono i renziani. "Franceschini troppo spregiudicato. Per elezione segretario mi limiterei più prudentemente a dipendenti PD e staff ministri" ha attaccato con una battuta Roberto Giachetti. Il "congresso sia aperto, inclusivo" con una platea delle primarie come quella "attuale", ovvero aperta a tutti ha detto anche Gianni Cuperlo. E, ha aggiunto, "se dobbiamo cambiare" la platea "facciamolo insieme". Applausi da Matteo Renzi, seduto in platea.

Alla fine, il voto viene rinviato alla direzione di mercoledì prossimo, aprendo giorni di trattative frenetiche per evitare la rottura. Per oggi l'appello all'unità di Letta, "se uniti non ci batte nessuno", cade nel vuoto.

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