Pdl rilancia: a noi più ministri e Letta guidi l'Economia

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Alle elezioni "c'è stato uno scarto di voti pari allo 0,3% ma il Pd ha quasi il doppio dei membri del governo rispetto a noi. Serve un riequilibrio" dice Brunetta. Maggioranza divisa sui temi etici: gli azzurri chiedono moratoria. Contrari i Dem

Serve un "riequilibrio" della squadra di governo. Ovvero, tanti ministri al Pdl quanti ne ha il Pd. E' quanto chiede il partito di Silvio Berlusconi. E in risposta alla richiesta Dem avanzata da Guglielmo Epifani di un 'tagliando' per l'esecutivo, Renato Brunetta invoca una redistribuzione delle 'quote' e "pari dignità" tra i partiti. Mentre Maurizio Gasparri chiede al premier Enrico Letta di "assumere la guida delle politiche economiche".
Dal governo, però, assicurano che di rimpasto non si è mai parlato.
"Non è all'orizzonte", ha detto il ministro Dario Franceschini. "Non ci sarà alcun passo indietro" ha ribadito il vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano perché "non c'è una terza via tra questo esecutivo e il caos".
La tensione resta alta, mentre si avvicina la data del 30 luglio, quando la Cassazione potrebbe decidere se confermare la condanna al Cavaliere per il caso Mediaset.

Il Pdl offre un patto di stabilità - La richiesta del Pdl è chiara: riequilibrio dei ministeri e avanti su Imu e Iva. Il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, sostiene infatti l'esigenza di un "rilancio politico e programmatico della coalizione". Propone "un patto di legislatura, che arrivi alla fine del quinquennio di questo governo. Con un governo rafforzato" e rivendica soprattutto "pari dignità di rappresentanza nel governo, proporzionata ai voti raccolti alle elezioni" dal momento che, sostiene, "tra Pd e Pdl c'è stato uno scarto di voti pari allo 0,3% ma il Pd ha quasi il doppio di ministri rispetto a noi. Serve un riequilibrio".

Ma si spacca sui temi etici -
Intanto, alti esponenti del Pdl come Lupi, Sacconi, Carfagna e Gelmini propongono una moratoria fino a fine legislatura per le leggi che affrontano temi etici. "Nel momento in cui l'Italia affronta una straordinaria depressione civile, economica e sociale combinata con una persistente fragilità politico-istituzionale - scrivono i parlamentari in una nota congiunta - appare necessario evitare l'introduzione di elementi divisivi nel senso comune del popolo con particolare riferimento ai principi della tradizione, dalla vita alla famiglia naturale, alla libertà educativa".
Non tutti, però, nel partito condividono la tesi, come dimostrano le immediate reazioni del coordinatore Sandro Bondi ("Un confronto su questo non può mettere in discussione" la maggioranza) o del presidente della commissione Cultura della Camera, Giancarlo Galan, ("E' nostro preciso dovere trovare soluzioni, dare risposte, predisporre misure per abbattere le barriere che quotidianamente incontrano i cittadini").

Il Pd dice no - Reagisce compatto, invece, il Pd, con Walter Verini e Ivan Scalfarotto, rispettivamente capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera e relatore della proposta di legge sull' omofobia: "Non crediamo siano necessarie moratorie di alcun genere ", osservano, "siamo alla fine e non all'inizio del percorso". Il testo sull'omofobia, ricordano, è calendarizzato in Aula per il 26 luglio e "riteniamo che questo traguardo di civiltà debba essere obiettivo condiviso da tutti".

I testi che rischierebbero di venire congelati in caso di moratoria sono infatti sostanzialmente due: quello sull'omofobia, ormai in dirittura d'arrivo a Montecitorio e quello sulle unioni civili il cui esame è in corso nella stessa commissione del Senato. "Se non facciamo queste leggi", interviene Benedetto Della Vedova (Sc), "siamo fuori dell'Ue".

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