Finanziamento ai partiti: no allo stop chiesto dal M5S

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Bocciata la mozione per il blocco a luglio. Protestano i grillini: lanciano soldi finti sui banchi del governo poi lasciano la Camera. Grillo: "Si tengono 91 milioni". Ok dell'Aula a contributi volontari dei cittadini

Finte banconote da 500 euro lasciate sui banchi del governo. E' il segno di sfida ai partiti del Movimento 5 Stelle. Che alla Camera prova a stoppare la rata di luglio dei finanziamenti pubblici, ma sbatte contro il muro della maggioranza. E sale sulle barricate.
Pd, Pdl e Sc assicurano precisano che non si vuole difendere il sistema attuale, ma solo graduare il passaggio al nuovo modello di finanziamento indiretto introdotto dal ddl del governo. Quel testo, assicurano, sarà approvato in tempi rapidi: il 26 luglio è atteso in Aula alla Camera. Ma sono molti nella stessa maggioranza a dubitare che il primo via libera possa arrivare entro agosto, anche considerando il braccio di ferro che si aprirà il 18 luglio in commissione sugli oltre 150 emendamenti.

Protesta del M5S - A infiammare gli animi, è per ora una mozione del M5S per sospendere la rata di luglio dei finanziamenti, nell'attesa del varo del ddl del governo. Alla fine, Pd, Pdl e Sc giungono a una mediazione per impegnare il governo a farsi garante del celere passaggio al sistema di finanziamento indiretto ai partiti tramite contributi dei privati e altre forme di sostegno indiretto. Qualcuno prova a inserire anche un riferimento a una quota di cofinanziamento (e dunque di finanziamento diretto), ma i renziani minacciano di non votare il testo e l'hanno vinta. "La mozione poteva essere più incisiva ma la votiamo", annuncia allora Maria Elena Boschi, parlamentare vicina al sindaco di Firenze.
Il testo, però, non va bene al M5S, che ai finanziamenti ha già rinunciato e che fino all'ultimo cerca una convergenza sulla propria mozione. Che però, sottolinea Quagliariello, metterebbe a grave rischio le finanze dei partiti che hanno già impegnato una parte di quei soldi. Farebbe non solo rischiare il licenziamento dei dipendenti, ma la stessa "indipendenza" dei partiti e la stessa democrazia. "Siete a un bivio tra i privilegi e il buon esempio", tuonano in risposta i grillini e aggiungono che prendere altri soldi pubblici è "rubare". Ma ricevono in risposta un 'no' sonoro alla loro mozione. E per protesta escono dall'Aula senza votare la mozione della maggioranza, lasciando sui banchi del governo delle finte banconote da 500 euro che i commessi si affrettano a raccogliere. Poi vanno in piazza Montecitorio e mostrano le loro tasche vuote. "I partiti nel mese di luglio incasseranno 91.354.339 euro di finanziamento pubblico" denuncia Beppe Grillo su Twitter.


Un lungo iter - La battaglia si sposta ora nella commissione Affari costituzionali, che ha una settimana per votare gli oltre 150 emendamenti al ddl del governo. E trovare una mediazione difficile tra le posizioni assai lontane della stessa maggioranza. Da un lato ci sono infatti gli emendamenti del Pd per garantire cigs e solidarietà ai dipendenti (copertura di 18 milioni nel 2014-2015), alzare dal 2 al 2,5 per mille la quota che i contribuenti possono destinare ai partiti e mettere un tetto alle donazioni dei privati. Dall'altro quelli Pdl per 'smontare' le regole sugli statuti dei partiti, depenalizzare i finanziamenti che vengano da società partecipate dallo Stato, aumentare le detrazioni sulle donazioni e abolire il 2 per mille, nonché la concessione di sedi e spazi tv gratuiti. In mezzo, le proposte di modifica individuali, su cui si spacca lo stesso Pd, con da un lato chi, come Bressa (ma lo propone anche Sc), chiede una quota di cofinanziamento pubblico-privato, dall'altro i renziani che non sono disposti a transigere e al contrario propongono di abolire ogni forma di sostegno indiretto da parte dello Stato.
Enrico Letta lo ha detto: se viene stravolto il testo del governo è disposto a fare un decreto. Nei prossimi giorni si capirà se necessario.

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