Shalabayeva, Farnesina: "Non decidiamo noi su espulsioni"

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Il ministro degli Esteri Bonino spiega che Letta e Alfano erano all'oscuro del provvedimento. Intanto, la moglie del dissidente kazako Ablyazov racconta la sua esperienza al Financial Times: "Pensavo fossero venuti a ucciderci"

Si complica il caso Ablyazov, il dissidente kazako, ricercato per truffa dall'Interpol, la cui moglie e figlia di sei mesi sono state espulse dall'Italia lo scorso 31 maggio e consegnate all'autorità di Astana. Il governo vorrebbe "chiudere in fretta" il caso che non solo rischia di creare imbarazzo a livello internazionale, ma potrebbe anche provocare cedimenti strutturali della maggioranza. Ma intanto Alma Shalabayeva racconta cosa è successo dal momento del blitz all'espulsione dall'Italia.

Il racconto di Alma - La Shalabayeva ha spiegato cosa accadde la notte in cui avvenne il blitz in un memoriale pubblicato dal Financial Times. "Continuavano a gridarmi in italiano. Non capivo esattamente cosa dicessero. L'unica cosa che ho potuto distinguere in questa serie di offese fu 'Puttana russa'". La moglie del dissidente Ablyazov prosegue: "Avevo una sola sensazione in quel momento: erano venuti ad ucciderci senza un processo, un'indagine, senza che nessuno lo avrebbe mai saputo". "A un certo punto hanno portato Bolat (il cognato, ndr) nella stanza. Aveva un occhio rosso e gonfio, un labbro rotto, una ferita al naso. Disse che lo avevano pestato".

Il memoriale, rilasciato dai legali di Alma Shalabayeva al Financial Times, è datato 22 giugno. Al suo interno, il racconto degli ultimi tre giorni vissuti dalla donna in Italia, dalla notte del blitz alla permanenza al Cie di Ponte Galeria fino alla partenza per Astana. Secondo quanto scritto da Alma, a fare irruzione sono state "30-35 persone", più "una ventina" rimasti fuori all'edificio: "Tutti avevano delle pistole e parlavano tra loro in italiano".

Bonino: "Informai Letta e Alfano il 2 giugno" - A gettare ulteriore luce sulla vicenda ci pensa il ministro degli Esteri Emma Bonino, uno dei due dicasteri coinvolti direttamente nella vicenda, con due colloqui con Repubblica e Messaggero, nei quali racconta di aver detto ad Angelino Alfano e al premier Letta "il 2 giugno, durante la Festa della Repubblica, di seguire il caso Kazakistan di persona". Bonino spiega inoltre di essere lei stessa venuta a conoscenza della vicenda solamente il 31 maggio, quando Alma Shalabayeva, moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov, si trovava già in Kazakistan. "Sono ben consapevole della gravità di questa vicenda e della pessima figura fatta dall'Italia, e non a caso dalla notte del 31 maggio, da quando ne sono venuta a conoscenza, quasi non mi sono occupata d'altro. Tutto quello che posso fare io lo farò. Qualcuno dovrà pagare, dovrà dire davanti all'opinione pubblica: si sono stato io", afferma Bonino, che spiega di non aver pensato alle dimissioni: "Quando ho saputo di questa storia quella poveretta era già in Kazakistan, non sarebbe servito a nulla un gesto politico di quel tipo". La Farnesina, assicura il ministro, "ha fatto tutto quel che poteva fare. La signora Shalabayeva è stata ricevuta al consolato di Almati e continuiamo a seguire la cosa con vari incontri con gli avvocati della signora".

Bonino: "Livello politico è rimasto escluso" - Bonino si dice inoltre "convinta che, a livello politico, i ministri non fossero informati, il che è ancora peggio per certi aspetti. Non c'è traccia di un coinvolgimento del livello 'politico' in questa storia. Evidentemente - osserva - la pressione da parte del Kazakhstan è stata fortissima, ma si è scaricata ai livelli più bassi. Può darsi che abbiano approfittato del vuoto di potere al vertice degli apparati prima del 31 maggio". Intanto però l'irritazione per come è stata gestita la vicenda corre forte tra la Farnesina e il Viminale, nei cui ambiti, secondo fonti citate da agenzie di stampa, potrebbe con tutta probabilità venire individutato "il colpevole" di questa operazione. Entro pochi giorni sono attesi i risultati dell'indagine interna affidata al capo della polizia Alessandro Pansa (entrato effettivamente in carica i primi giorni di luglio, quando i fatti erano già accaduti).

Cresce l'irritazione nel Pd verso Alfano
- C'è fretta infatti. E qualcuno dovrà per forza pagare il conti di questo pasticcio. Per ora il governo ha blindato il ministro dell'Interno e vicepremier Angelino Alfano, ben sapendo che una figura di tale peso in un governo di grande coalizione non è sostituibile. Ma il tempo potrebbe giocare a sfavore dell'esecutivo, come dimostra anche il malumore che serpeggia in casa Pd. Se le opposizioni (Sel e M5S) non si sono accontentate del rapido e completo comunicato rilasciato  da palazzo Chigi e continuano a chiedere la 'testa' del responsabile del Viminale, Felice Casson del Pd, parlando con l'Huffington Post, ha per primo accostato il caso dell'espulsione della moglie e della figlia di Ablyazov ai rapporti avuti da Silvio Berlusconi con il discusso leader Nursultan Nazarbayev.

Sel e M5S hanno presentato due mozioni
- In questo caldo fine settimana estivo la brace sembra bruciare sotto la cenere: ma la settimana si aprira' con Sel e Cinque Stelle che hanno presentato due distinte mozioni di sfiducia individuale, una al Senato e l'altra alla Camera. Alfano viene ritenuto dalle opposizioni 'politicamente responsabile' di quanto avvenuto. Attacchi che hanno provocato la levata di scudi del Pdl in difesa del suo segretario e l'imbarazzato silenzio del Pd di fronte alla 'copertura' politica assicurata da Letta. Ma a mettere i paletti ci pensa Gianfranco Rotondi: "il primo esponente del Pd che fa sponda con le opposizioni contro Alfano, si assume di fronte al Paese la responsabilita' della crisi di governo".

Farnesina: "Non abbiamo competenza sulle espulsioni" - Nel pomeriggio di domenica inoltre dalla Farnesina arriva una risposta ad alcune ricostruzioni di stampa su possibili responsabilità del ministero degli Esteri. "Il Ministero degli Esteri non ha alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri dall'Italia né, in base alla normativa, ha accesso ai dati relativi a cittadini stranieri ai quali sia riconosciuto da Paesi terzi lo status di rifugiato politico" si spiega in una nota. La Farnesina ribadisce inoltre che "la sola prerogativa del  Ministero degli Esteri è di verificare l'eventuale presenza nella lista di agenti diplomatici accreditati in Italia di nominativi che possano essere di volta in volta segnalati dalle autorità di sicurezza italiane" e che "nel caso di specie, in conformità con la prassi vigente, nessuna indicazione è stata fornita alla Farnesina circa i motivi della richiesta di informazioni sull'eventuale status diplomatico della signora Shalabayeva".

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