Caso Mediaset, Berlusconi frena i falchi Pdl. Caos nel Pd

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Ancora polemiche dopo la decisione della Cassazione sul processo a carico del Cavaliere, che assicura: "Il partito è unito, il governo Letta va avanti". Epifani attacca: "Sono schizofrenici". Nota congiunta di 70 senatori democratici: "Basta autogol"

Dopo la "quasi-crisi', la tensione nella maggioranza resta alta nonostante sia sceso in campo direttamente Silvio Berlusconi garantendo che "il Governo andrà avanti". Frenando così le intemperanze di più d'uno dei suoi 'falchi'. Tanto che Letta se la prende contro il "vociare" di quanti alimentano le polemiche in cerca di visibilità (VIDEO).

Ma il caos calmo che si respira a Montecitorio esplode in casa Pd dove ben 70 senatori scrivono una atipica nota congiunta nella quale, in sostanza, pur difendendo la linea del partito criticano i vertici accusandoli di aver segnato un ennesimo, clamoroso, "autogol" per non aver ben spiegato le dinamiche parlamentari che hanno portato alla sospensione dei lavori di mercoledì 10, così come chiesto dal Pdl. "Serve uno scatto d'orgoglio", aggiungono cercando di rispondere al disagio della base rispetto alle vicende giudiziarie del Cavaliere.

Di queste continue fibrillazioni approfitta intanto M5S che coglie l'occasione per attaccare Berlusconi attraverso il gioiello di famiglia: "Mediaset non ha la concessione del governo per trasmettere e se questo risulterà vero noi ci rivolgeremo direttamente alla Guardia di Finanza per chiedere che venga oscurata", annuncia il grillino Michele Giarrusso.

Berlusconi concede un altro po' di vita al Governo Letta, ma continua ad agitare lo spauracchio delle elezioni, come lascia intendere l'annuncio che a settembre nascerà la nuova Forza Italia. La conferma che solo di una tregua si tratta viene da uno dei suoi fedelissimi, l'ex presidente del Senato Renato Schifani che ha apertamente detto che "se Berlusconi fosse condannato all'interdizione dai pubblici uffici, sarebbe molto difficile che un Pdl acefalo del suo leader possa proseguire l'esperienza del governo Letta". Il doppio passo del Pdl si legge poi bene in quanto Berlusconi avrebbe detto oggi all'ufficio di presidenza, e cioè che "parte della maggioranza" sarebbe "colpevole per la velocizzazione dei suoi processi". Concetto poi parzialmente smentito, ma che ben disegna gli umori del Cavaliere.

Il Pdl è "schizofrenico ed è un segno di debolezza", contrattacca in serata Guglielmo Epifani. "Il Pdl mette a rischio la funzione stessa di questo governo. C'è un limite oltre il quale il nostro senso di responsabilità, che anche oggi abbiamo dimostrato, non può andare", minaccia il segretario del Pd dando ragione alle preoccupazioni dei 70 senatori. Ma la dote di Enrico Letta che il presidente Napolitano apprezza di più è proprio il sangue freddo. E anche oggi il premier ha preferito tenere un profilo basso limitandosi a commentare le cose concrete come il primo sì del Senato alle riforme costituzionali. Non rinunciando però a togliersi qualche sassolino dalle scarpe contro quanti urlano e alzano i toni: preferisco, ha detto citando ad esempio proprio l'inquilino del Colle, ai troppi "protagonisti vocianti in cerca di titoli e spazi Tv" quegli "scalpellini che facevano perfettamente anche quelle guglie che non davano sulla facciata delle cattedrali medioevali e che soltanto i piccioni e dio potevano vedere". Parole che sembrano indirizzate a quanti, nel Pdl ma anche all'interno del Pd, anziché stemperare i toni acuiscono le tensioni per ragioni di visibilità personale.

Nella tempesta estiva passa quasi inosservato l'allarme del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Il quale, dopo aver ribadito che l'Italia è "lontana dal poter considerare chiusa la stagione nera dell'economia", lancia un accorato appello bipartisan: "questo governo dobbiamo difenderlo" e mi aspetto che ci sia una "grande prova di responsabilità da parte di tutti". Una richiesta di concretezza che sfida in queste ore l'irrazionalità della politica italiana. Come ben dimostra quell'allargar di braccia del capo dello Stato ai cronisti che all'uscita di Montecitorio gli chiedevano se "oggi fosse una giornata più serena".

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