Cancellieri apre agli avvocati, ma lo sciopero resta

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"Io sono disponibile, quando vogliono li ascolterò" dice il Guardasigilli e fa un passo indietro riguardo alle affermazioni sulle lobby: "Non parlavo di loro". Ma la categoria conferma l'astensione dalle udienze

"Io sono disponibile, quando vogliono li ascolterò". Dopo il muro contro muro Anna Maria Cancellieri prova a tendere la mano agli avvocati. Ma il gesto non produce l'effetto sperato: per la classe forense, che si è sentita "umiliata e offesa" dal ministro della Giustizia, è ancora troppo poco. "Le aperture del Guardasigilli di oggi sono ancora timide per non dire inadeguate. Siamo costretti a confermare ancora una volta l'astensione dalle udienze", taglia corto il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Nicola Marino.

Le parole della Cancellieri - E così resta ancora alta la tensione tra le due parti in causa, innescata dalla frase registrata dai microfoni aperti del ministro sui legali di Napoli ("li vado a incontrare così me li tolgo dai piedi") e dalla successiva intervista in cui ha indicato la categoria tra le lobby che frenano sulle riforme. Parole ritenute lesive della loro dignità dagli avvocati, che ieri per protesta hanno clamorosamente disertato l'incontro che era stato convocato da Cancellieri sulle misure sulla giustizia civile contenute nel decreto del fare, contro le quali sarà attuato a partire da lunedì uno sciopero di otto giorni.

Gli avvocati si appellano a Letta - Giovedì il ministro ha tentato di ridimensionare in parte la portata delle sue affermazioni: "il mio era un discorso riferito alle lobby in genere, non agli avvocati. Se poi loro si sentono l'unica lobby d'Italia...". Una mossa su cui potrebbero aver pesato le critiche che le sono arrivate sin da ieri da esponenti della stessa maggioranza che sostiene il governo. Gli avvocati si appellano intanto al premier Enrico Letta, a cui non a caso il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha voluto spiegare con la stessa lettera recapitata al ministro, la decisione di disertare l'incontro di ieri: "Intervenga con urgenza ed in prima persona per ripristinare l'essenziale dialogo sulle riforme necessarie alla giustizia", è la richiesta esplicita dell'Associazione dei giuslavoristi. Per ora la classe forense incassa l'impegno del Pd a modificare la mediazione obbligatoria, una delle misure principali del dl del fare e che gli avvocati giudicano incostituzionale e un inutile aggravio di costi per il cittadino. Critiche al provvedimento arrivano anche dalla Funzione pubblica Cgil: bene che il decreto intervenga sulla giustizia civile, ma basta "provvedimenti tampone".

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