La Consulta boccia la riforma delle Province

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Secondo i giudici costituzionali, la materia non può essere disciplinata con decreto legge. Passa il vaglio della Corte invece la riorganizzazione dei tribunali. Si salva dalla soppressione solo il palazzo di Giustizia di Urbino

La Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia e il loro riordino, che ne prevede la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione. Non è materia da disciplinare con decreto legge, hanno stabilito i giudici costituzionali a proposito della riforma voluta dal governo Monti.

Regge, invece, al vaglio della Corte Costituzionale, la riforma della geografia giudiziaria: sono state infatti giudicate infondate le questioni sollevate dai tribunali di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona contro la loro soppressione; inammissibile quella del Friuli Venezia Giulia. Solo il tribunale di Urbino si salva.

Secondo il ministro delle riforme Gaetano Quagliariello la sentenza "rende ancora più importante intervenire attraverso le riforme costituzionali sull'intero Titolo V, in particolare per semplificare e razionalizzare l'assetto degli enti territoriali", mentre il ministro per gli Affari regionali Graziano del Rio ha affermato che "adegueremo il metodo secondo le indicazioni importanti della Corte. La Riforma del sistema deve proseguire".

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