E-democracy: la politica scopre la partecipazione online

Membri del Partito dei Pirati tedesco, il primo a confrontarsi con le tecnologie di e-democracy - Foto: Getty
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Dopo tante prove a livello locale sembra arrivato il momento della democrazia elettronica su scala nazionale. In prima fila M5S e Pd. Intanto, il governo ha messo a punto una consultazione pubblica online sulle riforme istituzionali

di Raffaele Mastrolonardo

Alla fine, dopo tanti abboccamenti andati male e mancate intese, un punto di incontro Pd e M5S sembrano averlo trovato: la partecipazione online. Anche in questo caso però l'intesa si è fermata sul piano dei principi perché, all'atto pratico, le due forze politiche marciano divise. Democratici e grillini hanno infatti lanciato due diversi esperimenti di democrazia elettronica basati sulla medesima piattaforma, quel LiquidFeedback che ha fatto la fortuna dei Pirati tedeschi. In entrambi i cittadini possono avanzare proposte che, attraverso una serie di passaggi scanditi da quorum da superare, possono venire approvate dalla comunità. Impossibile dire se i progetti di Pd e M5S raggiungeranno lo stesso grado di popolarità di quello del Piratenpartei teutonico o quale dei due avrà il seguito maggiore. Di certo rappresentano il tentativo più avanzato da parte di formazioni politiche italiane di coinvolgere gli elettori nell'attività parlamentare. Anche perché altre forze, come Pdl e Lega, si dichiarano non interessate a questo approccio.
Intanto, a testimonianza dell'interesse per gli strumenti di partecipazione online, il governo ha messo a punto una consultazione pubblica online sulle riforme istituzionali a cui possono prendere parte tutti i cittadini. I risultati della consultazione confluiranno in un report e saranno acquisiti dal gruppo di lavoro del dipartimento delle Riforme istituzionali.

TuParlamento - In casa Pd la spinta verso la democrazia elettronica porta il nome di TuParlamento e la firma della senatrice Laura Puppato. La piattaforma, sviluppata dalla Fondazione rete civica di Milano (RCM), ricalca quella sperimentata da Umberto Ambrosoli in occasione della elezioni regionali in Lombardia. L'ex candidata alle primarie di coalizione del centrosinistra ha convinto finora 14 parlamentari (11 del Pd, uno di Sel, due di Scelta civica) a sottoscrivere un vero e proprio patto con i cittadini. Il meccanismo è semplice ma articolato. I cittadini possono inviare proposte e quelle che supereranno nei tempi stabiliti vari passaggi di approvazione all'interno della comunità saranno tenute in conto nell'attività parlamentare. Dunque, considerazione garantita sì ma con diritto di rifiuto motivato. I parlamentari, si legge nel patto, “si impegnano a dare riscontro dei modi e dei tempi con cui tali proposte influenzeranno la loro attività” e a offrire “motivazioni per quelle che non vengono accolte”. Al 2 luglio gli iscritti a TuParlamento erano 2.737, mentre le proposte inserite sono 237 di cui 53 già passate alla fase di discussione. “A giudicare dalle idee che sono state avanzate finora – dice Puppato a SkyTG24.it - mi sento di dire che potranno essere qualche decina i disegni di legge che riusciremo a istruire. Poi molto dipenderà dal lavoro nelle varie commissioni e dalla durata della legislatura”. Nel frattempo, l'obiettivo è allargare la platea dei parlamentari coinvolti “Siamo aperti a tutti. Puntiamo a coinvolgerne almeno cinquanta. Aspettiamo anche quelli disponibili della Lega, del Pdl e del Movimento 5 Stelle naturalmente”.

Partecipazione a 5 stelle – Sembra difficile però che gli esponenti del movimento di Grillo accorrano in massa sulla piattaforma targata Pd. Come scritto da Wired.it, il M5S è infatti pronto a lanciare Parlamento Elettronico, un proprio ambiente basato su Liquid Feeback per raccogliere via Rete le proposte e le idee dei cittadini. La richiesta di aiuto ai volontari è già partita e una versione di test, sviluppata dal M5S del Lazio, sarà presentata a Roma il prossimo 10 luglio. L'obiettivo è quello di una piattaforma a prova di nonno. “Il nostro è un progetto più ambizioso di TuParlamento”, racconta Emanuele Sabetta, uno dei coordinatori del Progetto Parlamento Elettronico del M5S. “Noi stiamo lavorando con l'aiuto di 18 programmatori per rendere il sito accessibile anche agli anziani, a chi non ha dimestichezza con le tecnologie. Vorremo fare in modo che si possa usare anche in una piazza con un iPad o uno smartphone”. Il progetto è anche il frutto delle sperimentazioni fatte sul territorio. In Sicilia, in occasione delle ultime elezioni regionali, e in varie sezioni locali del movimento i militanti avevano già sperimentato la deliberazione online. Parlamento elettronico potrebbe essere il coronamento di questo processo e la realizzazione di quella piattaforma di cui ha parlato anche Gianroberto Casaleggio, l'ideologo del M5S, in una recente intervista al Corriere della sera. Sabetta, al proposito, è cauto. “Prima vediamo come funziona su un numero limitato di utenti. Poi discuteremo se estenderlo a livello nazionale”.

La prima fase nel Lazio
- "La prima fase di attivazione del "Parlamento Elettronico M5S" inizierà appunto il 10 luglio e coinvolgerà tutti gli attivisti certificati della regione Lazio", si legge sul sito di Beppe Grillo. "Sarà subito esteso alla regione Lombardia e, in base ai risultati, sarà possibile utilizzarlo presto anche in altre regioni. Per la prima volta in Europa una piattaforma di questo tipo è applicata su ampia scala, aprendo innovativi scenari per tutta la politica italiana e per l'avvio della democrazia diretta nel nostro paese".

Competizione - Vista la natura simile dei progetti Pd e M5S è inevitabile chiedersi se le iniziative non entrino in competizione. Gli interessati negano. “Mi piace pensare che saranno complementari”, dice Puppato. “Più persone adottano a democrazia diretta più siamo contenti”, aggiunge Sabetta. Intanto se Pd e M5S hanno deciso di fare le proprie mosse sul fronte della partecipazione online altri, per ora, restano in posizione di attesa. Dal Pdl, che ha vari spazi di partecipazione virtuale, arrivano anzi commenti scettici. “I parlamentari hanno una responsabilità che è anche di indirizzo e hanno accesso ad esperti sui vari temi. Affidare la scrittura di emendamenti anche su questioni tecniche ad un popolo non meglio identificato rischia di essere demagogico e propagandistico”, spiega Antonio Palmieri, responsabile della comunicazione online del Pdl. Nel partito di Silvio Berlusconi l'interazione tra eletti ed elettori, oltre all'ascolto della “base” attraverso focus group avviene sul portale ForzaSilvio.it che conta ormai 257 mila utenti. “Ma si tratta di consultazioni mirate, non del modello assemblea di condominio”, conclude Palmieri. Anche la Lega, che da quando Roberto Maroni è in sella ha mostrato molta attenzione alla Rete, non sembra troppo entusiasta della deliberazione virtuale. “Posto che i singoli parlamentari fanno, in tutta libertà, quello che ritengono opportuno, sinceramente non vediamo la necessità di uno strumento di questo tipo”, spiega Davide Caparini, responsabile comunicazione della Lega Nord. “Usiamo tutti i canali web che abbiamo a disposizione in cerca di scambi e contributi e una piattaforma simile non ci pare che aggiunga molto. A meno che l'obiettivo non sia far parlare di sé”.

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