Giustizia, torna a infiammarsi lo scontro tra Pd e Pdl

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Polemiche dopo la decisione del partito guidato da Berlusconi di inserire nel ddl sulle riforme costituzionali anche la revisione del sistema giudiziario. Quagliariello: "La magistratura resterà fuori dalle modifiche"

Ufficialmente Silvio Berlusconi ha garantito a Giorgio Napolitano il suo sostegno e quello del Pdl all'azione del governo guidato da Enrico Letta. Ma tra i due maggiori partiti che sostengono l'esecutivo torna a salire la tensione. A scatenare le polemiche è la decisione di via dell'Umiltà di forzare la mano sulla riforma della giustizia inserendola nel ddl sulle riforme costituzionali all'esame della Commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama.

Dopo una giornata di dichiarazioni infuocate sul tema (guarda in alto il servizio di SkyTG24) torna sul tema, venerdì 28 giugno anche Gaetano Quagliariello: il nodo giustizia va sciolto, spiega il ministro delle Riforme in un'intervista al Messaggero, ma "nessuno pensa di introdurre nelle materie oggetto del ddl di  revisione costituzionale il Titolo IV che riguarda la magistratura". 
Anche per Luigi Zanda "la giustizia è espressamente fuori dal perimetro delle riforme costituzionali". Il capogruppo del Pd al Senato spiega alla Stampa che "il Titolo IV era stato espressamente tralasciato nel ddl licenziato dal governo. E non per caso. Questa è stata una decisione politica, presa da un consiglio dei ministri dove siede, tra gli altri, il vicepremier che è il segretario del Pdl, Angelino Alfano".
Zanda si richiama "a questione di metodo: le riforme costituzionali - afferma - vanno approvate a maggioranza larghissima, lo dice la Costituzione e il buon senso politico. Sarebbe stato quantomeno opportuno che emendamenti di questa portata fossero stati preceduti da una riflessione comune".   

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