Berlusconi: Letta ingaggi un braccio di ferro con la Merkel

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Crescita e rigore: pressing del Cavaliere sull'esecutivo. "Se l'economia non riparte, la Ue e l'euro non hanno più senso" afferma l'ex premier in un'intervista al Foglio

Silvio Berlusconi vuole che l'Italia ingaggi un braccio di ferro con la Cancelliera tedesca Angela Merkel per avere in Europa politiche per il rilancio dell'economia, altrimenti si torni a soluzioni nazionali scomponendo l'euro (la rassegna stampa).
In un colloquio con Il Foglio, il leader del centrodestra ed ex premier dice che da questo "si misura la vitalità di un governo o la sua complicità più o meno consapevole con le forze negative e paralizzanti che premono contro una soluzione effettiva della crisi da recessione". Nel giorno in cui il governo dà il via libera al dl sulla riforma costituzionale, il Cavaliere ribadisce il suo appoggio all'esecutivo Letta, ma pone una condizione: si faccia valere perché è finito il tempo dei diktat di Berlino e della politica di rigore.
Intanto, come annunciato a SkyTG24 dal Senatore Quagliariello, la legge di riforma della Carta potrebbe essere pronta entro l'ottobre 2014. Si procederà prima con la modifica della forma di governo, poi con il cambio di legge elettorale (L'INTERVISTA).

Letta ingaggi un braccio di ferro con la Merkel - Per Berlusconi, che si rivolge al premier Enrico Letta, "bisogna che il governo sappia con autorevolezza ingaggiare un braccio di ferro, senza strepiti ma con grande risoluzione, allo scopo di convincere i paesi trainanti dell'Europa, e in particolare la Germania di Angela Merkel, che siamo di fronte a una alternativa secca", dice Berlusconi individuando un bivio ineludibile.
La scelta è, dice l'ex premier, tra il rimettere in moto "in forma decisamente espansiva il motore dell'economia" oppure le ragioni strategiche dell'unione vengono meno "fino alla rottura dell'equilibrio attuale".
Berlusconi, come ha già dichiarato, sostiene l'esecutivo e assicura voto e appoggi. Ma mette paletti chiari, che rende espliciti nel colloqui con Giuliano Ferrara: "O è così o ciascuno deve trovare le proprie soluzioni nazionali o regionali, scomponendo i meccanismi dell'area dell'euro", afferma, definendo "la paura dell'inflazione e un criterio rigorista" come una prigione "o un cappio".

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