Finanziamento ai partiti: il governo pronto a varare il ddl

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Il Consiglio dei ministri discute il disegno di legge: prima una fase transitoria di tre anni, poi dal 2017 un nuove regime basato sul 2 per mille e le contribuzioni volontarie. Malumori nel Pd e nel Pdl, che annunciano tagli al personale

Approda in Consiglio dei ministri la legge che abroga il finanziamento dei partiti, ma il tutto avviene in un clima di tensione tra il premier Enrico Letta e i partiti che lo sostengono, Pdl e Pd in testa, i cui bilanci scricchiolano per le nuove norme, tanto che si parla di Cassa integrazione per i dipendenti.
Ciò su cui invece tutti sono d'accordo è il legame tra l'accesso dei partiti ai futuri benefici fiscali e non, all'avere uno statuto che garantisca la democrazia interna. Cosa che comunque cozza con il rifiuto di Grillo di avere uno statuto e di accettare minoranze interne.

Una fase transitoria, dal 2017 il nuovo regime - Il testo del governo prevede che il finanziamento del 2013 arrivi regolarmente a luglio. I partiti avevano infatti ottenuto mutui dalle banche sulla base della attuale legge (che comunque nel 2012 aveva dimezzato i fondi).
L'eliminazione dall'oggi al domani aprirebbe contenziosi tali da far dichiarare illegittima la nuova legge. Quindi dal 2014 parte un periodo di transizione di 3 anni, in ognuno dei quali si dimezzano i finanziamenti.
Dal 2017 entrerà a regime il nuovo sistema, che avrà nei tre anni precedenti delle parziali anticipazioni.

2 per mille e contribuzioni volontarie - Il sistema prevede la destinazione del 2 per mille ai partiti da parte dei contribuenti, e la possibilità di detrarre parte delle contribuzioni volontarie. I partiti chiedevano di detrarre il 90%, per incentivare le piccole donazioni. Ma il problema è la concorrenza con le Onlus, anch'esse beneficiarie della detraibilità dei contributi volontari, oltre che del 5 per mille. Ma a parte i problemi tecnici di 'decalage', gli amministratori dei partiti (Antonio Misiani del Pd, Rocco Crimi del Pdl) hanno chiesto benefici fiscali maggiori.

La linea di Letta - Dopo alcune riunioni col governo, hanno chiesto a Letta di rinviare tutto di una settimana, ma la risposta del premier è stata un "niet": "E' inutile discutere, l'ho annunciato e non possiamo tornare indietro", sbarra la strada a tutti.
Tra le novità la possibilità per i partiti di ottenere servizi dallo Stato, come i locali nei capoluoghi di provincia per sedi e circoli, messi a disposizione da Enti Locali o dal Demanio.
Misiani ha incontrato i 180 dipendenti del Pd, come ha rivelato l'Ansa, dicendo che il taglio dei fondi pubblici porterà alla Cig o a contratti di solidarietà e in prospettiva diminuire il numero dei dipendenti. In un comunicato successivo Misiani ha detto che "un ridimensionamento di tutte le strutture di partito è inevitabile" anche se gli strumenti saranno decisi con i lavoratori. Ma se Sparta piange Atene non ride. Il Pdl ha già congelato i contratti a termine e a progetto dei propri dipendenti (quasi tutti in scadenza) senza nemmeno che si parli di Cig. Sarà decisiva la prossima settimana una riunione - che si preannuncia 'calda' - del tesoriere Crimi e del suo vice Maurizio Bianconi, alla quale dovrebbe prendere parte lo stesso Silvio Berlusconi, per decidere come procedere.

Dai bonus fiscali alle proroghe, le altre misure discusse nel Consiglio dei ministri:

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