Napolitano: "Con la Ue siamo sul filo del rasoio"

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Il capo dello Stato è ottimista sul governo Letta, ma avverte che ci sono margini stretti per uscire dalla procedura d'infrazione con l'Europa. Quanto alla polemica del M5S sul vilipendio: "Nessuna pressione dal Colle, decide il Parlamento"

Il governo di Enrico Letta è partito con il piede giusto nel difficile compito di guidare l'Italia nella strettoia tra rigore e crescita, con l'Europa che ci osserva in vista della chiusura della procedura di infrazione per deficit eccessivo. Lo ha detto in un colloquio con il Messaggero il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che avverte: "Ci sono quelli che non si rendono conto che siamo sul filo del rasoio con Bruxelles" con margini stretti per assicurarci "la fuoriuscita dalla procedura di infrazione" per eccesso di deficit attesa per fine maggio.
Compito del governo è muoversi sulla strada stretta tra "il fare e il non abbandonare il rispetto degli impegni", strada che vede "attentissimi tanto [il presidente del Consiglio,
Enrico] Letta quanto [il ministro dell'Economia, Fabrizio] Saccomanni".

Letta "è molto misurato" - "Puntiamo a portare avanti la barca tra i marosi, a dare fiducia al Paese", ha spiegato Napolitano che giudica "serio e sereno" l'avvio del governo di larghe intese da lui stesso caldeggiato, un esecutivo che "non si lascia intimidire né da polemiche né da incidenti di percorso". Letta è sembrato al capo dello Stato "molto misurato" nelle sue prime mosse da premier.
Napolitano non nasconde la difficoltà a intraprendere iniziative per rilanciare la crescita - "serve moderazione nelle aspettative delle misure economiche", ammette - ma si augura che "comincino a farsi sentire gli effetti del decreto che sblocca i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese" originando "nuovi investimenti che possono fare ripartire l'economia del Paese". Il decreto ha ottenuto il 15 maggio il via libera della Camera e dovrebbe essere licenziato dal Senato i primi di giugno.

Il nodo giustizia - Napolitano, che è anche presidente de Csm, parla anche dello
scoglio giustizia, invitando alla moderazione, dopo la manifestazione del Pdl contro la condanna a Silvio Berlusconi nel processo Mediaset e la polemica, che mette a rischio la
tenuta dell'alleanza Pd-Pdl, a seguito della richiesta di interdizione permanente dai pubblici uffici da parte del pm nel processo Ruby. "Ce lo trasciniamo da anni, è sempre stato all'ordine del giorno. Tutti se ne facciano una ragione", dice il capo dello Stato che avverte: "Capisco chi si trova impigliato... meno reazioni scomposte arrivano meglio è dal punto di vista processuale".

“Vilipendio? Decide il Parlamento”
– Intanto, dopo i procedimenti avviati a carico di alcuni simpatizzanti del M5S, e dopo la pubblicazione sul blog di Beppe Grillo di un post pieno di dubbi ("Chi può essere al sicuro di un'eventuale denuncia per una critica al presidente della Repubblica?) dalla Presidenza della Repubblica arriva una nota diffusa nel pomeriggio di giovedì 16 maggio: il Quirinale non esercita alcuna pressione sulla magistratura, che decide spontaneamente di indagare su ipotesi di vilipendio al Capo dello Stato. Ma "resta  come problema reale di costume politico e di garanzia democratica quello della capacità di distinguere tra 'libertà di critica e ciò che non lo è", "specialmente quando si scada in grossolane, ingiuriose falsificazioni dei fatti e delle opinioni".

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