Spari a Palazzo Chigi, feriti due carabinieri: uno è grave

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Mentre i ministri giuravano al Colle, Luigi Preiti, disoccupato di 49 anni, ha aperto il fuoco. I proiettili hanno raggiunto i militari e una passante. "Puntavo ai politici" ha confessato l'uomo. Poi è stato trasferito a Rebibbia. VIDEO e FOTO

Quello che il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha definito il "tragico gesto criminale di un disoccupato" interrompe le dirette tv del giuramento del nuovo esecutivo (FOTO), ignaro di quanto stava accadendo, e sciocca il Paese (VIDEO). L'uomo, 49 anni nato a Rosarno, provincia di Reggio Calabria, arriva a piedi davanti a Palazzo Chigi e spara sei colpi di pistola contro i carabinieri del servizio di vigilanza, che gli sbarrano il passo: due restano feriti, uno in maniera molto grave (la prognosi è riservata per 72 ore). "Puntava ai politici", dice il pm che ha raccolto la sua confessione. "Ho voluto fare un gesto eclatante in un giorno importante: non odio nessuno in particolare ma sono disperato", si è giustificato l'attentatore. "Volevo suicidarmi, ma non avevo più colpi". In serata è stato portato nel carcere di Rebibbia.

La sparatoria poco dopo le 11.30 - Le telecamere dei palazzi istituzionali hanno ripreso tutto. Sono le 11.34. Luigi Preiti - muratore emigrato dalla Calabria al Piemonte e, due anni fa, tornato a vivere a Rosarno dai suoi, dopo aver perso moglie e lavoro forse per il vizio del gioco - si avvicina alla sede del Governo provenendo da Montecitorio: giacca e cravatta, passo normale. Arrivato vicino alla camionetta dei carabinieri, i militari gli fanno segno di fermarsi, poiché proprio in quel momento viene chiusa la piazza in vista dell'arrivo dei ministri dopo il giuramento al Quirinale. A quel punto l'uomo estrae la pistola - una semiautomatica Beretta calibro 7.65 acquistata quattro anni fa al mercato nero ad Alessandria - e spara ad altezza d'uomo contro due militari. Voleva uccidere.
A Piazza Colonna è il caos (il racconto dei testimoni). Sempre le telecamere rimandano le immagini di una bambina che si porta le mani alle orecchie e tre persone che si riparano dietro la garitta all'angolo di Palazzo Chigi. Un bambino di circa tre anni riporta contusioni al volto finendo a terra nella fuga e la mamma, incinta, viene trasportata in ospedale per accertamenti. Decine di uomini della sicurezza corrono a destra e a sinistra per sgomberare la piazza. Tutta l'area viene blindata. E' allerta per le sedi istituzionali, Quirinale compreso.
L'uomo, che tenta di fuggire, viene subito bloccato da altri due carabinieri del battaglione Toscana, che non devono sparare nemmeno un colpo. Lo immobilizzano, la faccia schiacciata a terra. E' freddo e lucido: "Allentatemi le manette, non sento il braccio", dice. Nel frattempo arrivano le ambulanze. (Guarda il video).


Feriti due carabinieri, uno è grave -
Il brigadiere Giuseppe Giangrande, 50 anni, siciliano, vedovo da due mesi, viene trasportato al policlinico Umberto I. E' il più grave. Un proiettile gli si è conficcato nel collo e ha leso la colonna vertebrale cervicale: ha un "danno midollare importante". La prognosi è riservata. Rischia la paralisi.
L'altro, il carabiniere scelto Francesco Negri, 30 anni, di Torre Annunziata, è stato colpito a una gamba e ha subito la frattura di una tibia: è stato operato e sta bene.
Le indagini accertano che Preiti, che non ha precedenti penali, è arrivato a Roma sabato 27 in treno, dopo aver lasciato l'auto nei pressi della stazione ferroviaria di Gioia Tauro. La vettura, la casa dove abita, quelle dei parenti e dell'ex moglie, la stanza dell'hotel romano dove ha alloggiato, sono state passate al setaccio dagli inquirenti con l'obiettivo di ricostruire dinamica e, soprattutto, movente.

Le indagini - A caldo si fa strada l'ipotesi del gesto di un folle, ma Arcangelo Preiti (che chiede "scusa a tutti") assicura che il fratello "non ha problemi psichici né è un terrorista". Anche il pm di Roma Pierfilippo Laviani, che lo interroga all'ospedale S. Giovanni dove è stato medicato, dice che "non sembra una persona squilibrata". Certo, "è un uomo pieno di problemi che ha perso il lavoro, aveva perso tutto, era dovuto tornare in famiglia: era disperato. In generale voleva sparare sui politici, ma visto che non li poteva raggiungere ha sparato sui carabinieri". Non un gesto estemporaneo, comunque, ma pianificato a tavolino "una ventina di giorni fa". Un'azione "eclatante" dopo la quale, dice lo stesso Preiti, avrebbe voluto suicidarsi, senza riuscirci "perché avevo sparato tutti i colpi contro i carabinieri". Oppure, altra ipotesi, l'arma si è inceppata.
L'unica certezza è che si è trattato di "un gesto isolato", come afferma il neo responsabile del Viminale, Alfano. Nonostante questo le misure di sicurezza - sia quelle agli edifici sensibili, sia le scorte alle personalità - vengono innalzate. In casi del genere, spiega un investigatore, anche l'emulazione costituisce un serio pericolo.

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