Letta: "Determinato a chiudere sabato"

1' di lettura

Il presidente del Consiglio incaricato vorrebbe un governo di persone nuove: un mix di giovani e figure non logorate. Ma sono diversi i nodi da sciogliere. Nella serata del 26 aprile incontro con Alfano. Monti: "I senior della politica non siano ministri"

"Sono determinato a chiudere domani". Così Enrico Letta, dopo un lungo colloquio con Angelino Alfano e Gianni Letta alla Camera, riassume la giornata di lavoro in un messaggio ai suoi. "La notte è ancora lunga" dicono alcuni suoi collaboratori, per far capire che il puzzle sta cominciando a comporsi, ma è ancora alto lo scontro sui criteri di ingresso nell'esecutivo Letta. A quanto si apprende, Letta sarebbe molto determinato a  presentare una squadra che abbia il senso del rinnovamento. Un mix di  politici 'giovani', figure non logorate, e personalità con competenze tecniche precise. Uno schema nel quale non rientrerebbero i 'big'.  "Enrico sta portando avanti un'operazione ad altissimo rischio e non  vuole giocarsi la faccia, nè il suo futuro politico... Non può  essere il governo di quelli all'ultimo giro", riferiscono. E in tutto ciò, tra scontri generazionali nel Pd e di falchi e colombe nel Pdl, si apre anche un problema di rappresentanza di genere.

Monti: "Senior della politica facciano passo indietro" - Per trovare la quadra si è partiti dalle tre caselle più importanti: Esteri, Giustizia ed Economia. Nella prima casella è quasi certo che non ci sarà Massimo D'Alema, ma e si fa invece il nome di Giampiero Massolo. Resta fuori anche Mario Monti: da Scelta civica fanno sapere che lo stesso premier ha valutato fosse meglio non entrare nell'esecutivo, intenzione ribadita in serata dallo stesso professore, secondo cui i "senior" della politica dovrebbero fare un passo indietro. E in ogni caso sul suo nome ci sarebbe un secco veto da parte del Pdl. A via Arenula è in rialzo il nome di Luciano Violante, mentre continua a circolare quello di Michele Vietti, che però non sarebbe troppo gradito al Pdl, e anche di Andrea Orlando. Dario Franceschini, per cui si era pensato alla Giustizia, ha fatto sapere che preferirebbe non entrare al governo per rimanere al partito in un momento di crisi e alla vigilia del congresso.

La questione del ministero dell'Economia
- C'è poi il nodo Economia. Inizialmente si era pensato a Maurizio Saccomanni, ma Berlusconi ha fatto sapere di non gradire un tecnico. La sua idea, tra l'altro era quella di spacchettare il dicastero per accontentare le richieste di alcuni dei suoi esponenti di spicco, a partire da Renato Brunetta. Il capogruppo, infatti, si apprende da fonti parlamentari Pdl, chiederebbe per sè un ruolo economico, mentre anche Fabrizio Cicchitto e Renato Schifani hanno cercato di far valere le loro ragioni presso il Cavaliere. Ma il Pd insiste su Saccomanni, e come ipotesi alternativa si sta lavorando per convincere Piercarlo Padoan, che però ricopre il ruolo di vicesegretario generale dell'Ocse, o Salvatore Rossi, vicedirettore generale di Bankitalia (il cui governatore Ignazio Visco è stato ricevuto stamane da Giorgio Napolitano) uno dei 'saggi' nominato dal Capo dello Stato nelle due commissioni al Quirinale. Il Pdl continua però a reclamare per sé il dicastero e avanza anche la proposta di mediazione di uno spacchettamento.

Possibili due vicepremier - E' ancora in ballo, poi, il ruolo dei vicepremier. Letta non sarebbe entusiasta all'idea di avere due 'scudieri', ma si profila un incarico di tale peso sia per Angelino Alfano, che potrebbe ricoprire anche l'incarico all'Interno, che per Mario Mauro. Quest'ultimo poi potrebbe anche diventare ministro dell'Istruzione. Data per certa Annamaria Cancellieri, forse alla Difesa, e ovviamente Mauro, per Scelta civica resterebbe in ballo il nome di Benedetto della Vedova per la Funzione pubblica e di Gianpiero D'Alia all'Agricoltura, così come quello di Enzo Moavero Milanesi alle politiche Ue.

I volti nuovi di Pd e Pdl - Nel Pdl resta alto lo scontro tra falchi e colombe, ma l'uscita di D'Alema e Monti aiuta Letta nella sua richiesta di non avere ex ministri di peso di governo precedenti. Per il Pdl, intanto, restano in ballo alcuni nomi: Maurizio Lupi (Sanità), Annamaria Bernini, Beatrice Lorenzin, Mara Carfagna, Gaetano Quagliariello. Per il Pd si sta cercando un mix di competenze e novità, ma anche un equilibrio di genere, e continuano a farsi i nomi, oltre a Violante, di Graziano Delrio, di Maria Chiara Carrozza, Andrea Orlando. Fuori, almeno al momento, Stefano Fassina che però ha forti sponsor nel partito e tra le forze sociali.

Il ministero dello Sviluppo economico
- Un altro nodo è quello del ministero dello Sviluppo che al momento ingloba anche le telecomunicazioni. Un'ipotesi, caldeggiata dal Pdl, sarebbe di scorporare i due dicasteri e per il secondo si fa il nome di Deborah Bergamini. Infine il capitolo Convenzione per le Riforme, per la cui presidenza dal Pdl avanzano un nome secco: Silvio Berlusconi. Il quale in giornata ha sentito più volte Letta per incoraggiarlo e avallare la linea di un ricambio generazionale, ma anche per chiedere che il Pdl sia rappresentato con ministeri di peso.

Leggi tutto