Bis di Napolitano, cresce l'ipotesi di un governissimo

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Rielezione storica del presidente della Repubblica che chiede più responsabilità. Lunedì il giuramento. Intanto, mentre continua la protesta dei 5 stelle, si profila un esecutivo appoggiato da Pd, Pdl e centristi. RASSEGNA STAMPA

Rieletto presidente per la prima volta nella storia italiana. Il bis di Giorgio Napolitano, voluto da Pd, Pdl, Lega Nord e Scelta civica, apre probabilmente le porte a un possibile governo del presidente.
A sostenerlo, sono i principali quotidiani in edicola (la rassegna stampa), che raccontano il pressing dei partiti per sbloccare l'impasse parlamentare e poter "agire contro la crisi". La prima tappa è fissata per il pomeriggio di lunedì 22 aprile, quando il presidente della Repubblica si presenterà in Aula per giurare e pronunciare il suo discorso (ascolta le sue prime parole).

Amato o Enrico Letta tra i nomi del futuro premier - Le ipotesi in campo sono diverse, ma quasi tutte insistono su due nomi come possibili premier: Giuliano Amato ed Enrico Letta (che dopo le dimissioni della segreteria Pd, ha annunciato un nuovo congresso di partito). Ne è convinto, tra l'altro, il Corriere della Sera, che scrive che "Napolitano non ha intenzione di perdere tempo e vuole sfruttare la forza che gli viene da una disponibilità a lui concessa solo a determinate condizioni".
E sembra significativo il fatto che anche il giornale del Pd, l'Unità, insista su questi due nomi, e in particolare sullo quello del vicesegretario dimissionario del Pd, Enrico Letta, anche perché il nome di Giuliano Amato troverebbe il secco no di Roberto Maroni (critico, in questo senso, anche il quotidiano Libero diretto da Belpietro).

Grasso e Monti possibili ministri - Ma gli scenari non si fermano alla sola scelta del capo del governo. Oltre al programma, stilato sull'impronta dei dossier scritto dai cosiddetti saggi scelti dallo stesso Napolitano, circolano anche i nomi dei ministri. La Stampa accredita D'Alema agli Esteri e Monti all'Economia, mentre Repubblica sostiene che al dicastero della giustizia potrebbe restare Paola Severino, anche se non si esclude la nomina di Pietro Grasso, che dovrebbe però ovviamente dimettersi da presidente del Senato.

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