Bindi a SkyTG24: "Niente larghe intese. No a Letta premier"

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Dopo le sue dimissioni e quelle di Bersani, l'ex presidente del Pd  apre a un esecutivo di scopo e dice no a un governissimo: "I partiti stiano un passo indietro". Intanto martedì è stata convocata la direzione del partito che sceglierà i reggenti. VIDEO

"Ieri è stato un giorno bello grazie alla disponibilità di Giorgio Napolitano, però indubbiamente il nostro gruppo parlamentare ha dato una brutta prova di sé": così la presidente dimissionaria del Pd, a SkyTG24, commenta la rielezione del presidente della Repubblica seguita allo stallo e alle spaccature del partito, che hanno portato alle dimissioni della stessa Bindi da presidente e di Pier Luigi Bersani da segretario.
Bindi critica la selezione del gruppo parlamentare del Pd e in questo caso punta l'indice contro Bersani: "Rinnovare la classe dirigente - spiega - non significa fare operazioni di immagine, ma formare le persone" (L'INTERVISTA INTEGRALE).

"No a Letta premier" - Bindi parla poi del nuovo governo e delle indiscrezioni rincorse in queste ore. "Noi non abbiamo scelto la linea delle larghe intese e chiedo che sia una strada da non perseguire neanche adesso", ha spiegato, prima di aggiungere: "Non possiamo allontanarci da un governo del presidente o da un governo di scopo nel quale i partiti sono un metro indietro non un metro avanti".
"Se noi - ha spiegato - dovessimo mettere il vicesegretario del partito come uomo di governo (Letta, ndr), verremo meno alla linea politica del nostro partito".
"Ho grande stima di lui - ha detto - e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento".

"Possiamo evitare la scissione" - Spazio poi ai problemi all'interno del partito. "Ora - aggiunge la Bindi - si va a congresso e si apre una fase molto importante: dobbiamo ritornare ad essere affidabili. Saremo chiamati a sostenere un governo".
L'ex vicepresidente della Camera chiede dunque una visione più collegiale: "Nessuna delle componenti del partito può essere esclusa".
"Possiamo evitare una scissione se gestiamo bene questa fase", spiega la Bindi.
"Bersani ha pensato di vincere rottamando e questo è stato un grande errore. Oggi abbiamo i franchi tiratori e dobbiamo richiedere un ulteriore sforzo a un 87enne".

Martedì direzione Pd sceglierà gruppo reggenti - Intanto, un Pd frastornato dall'esito del voto per il Colle e dalle dimissioni del segretario, è ora chiamato ad affrontare la partita del governo. Per questo a gestire questa delicata fase sarà un gruppo di “reggenti” che verrà scelto nella direzione del partito che è stata convocata per martedì 23 aprile. Un direttorio del quale i renziani chiedono, tra l'altro, di entrare a far parte. In quella stessa riunione verrà stabilita anche la delegazione Pd che andrà alle consultazioni al Colle. In parallelo, spiegano fonti Pd, ci sarà la convocazione, entro una decina di giorni dell'assemblea nazionale che stabilirà tempi e modi del congresso. Il pressing per aprire la fase congressuale, in effetti, è forte, soprattutto da parte dei renziani ma anche tra i dalemiani e i veltroniani.

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