Quirinale, è scontro sul nome di Prodi

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Per Vendola è "intollerabile escludere il suo nome" dalla corsa al Colle e propone il "metodo Boldrini" per cercare consensi nel M5S. Pdl e Lega accusano: "La sinistra vuole occupare tutte le istituzioni". Monti: "Mi batterò per scelta condivisa"

Un candidato fuori dai soliti schemi, per rompere i tabù e cercare consensi anche nel campo del Movimento 5 Stelle, come è stato fatto con l'elezione di Laura Boldrini. E' questa la strategia suggerita da Nichi Vendola per trovare il candidato al Quirinale del centrosinistra. Nel corso della trasmissione "in 1/2 ora" su Rai tre, il leader di Sel ha ricordato che l'elezione dell'attuale presidente della Camera "è figlia di una reazione alla nostra sconfitta elettorale quando ho detto rompiamo un tabù: cerchiamo il contatto con i Cinquestelle dove ci sono energie fresche invece che nell'equilibrio dell'inciucio dove c'è puzza di vecchia politica."

Vendola: "Intollerabile escludere Prodi" - E tra i nomi papabili per rompere gli schemi Vendola non esclude quello di Romano Prodi, finito tra i dieci candidati delle "quirinarie" del Movimento 5 Stelle (anche se il diretto interessato ha cortesemente declinato), ma fortemente osteggiato da Silvio Berlusconi. Non vorrei mettere in imbarazzo  Prodi che non ha bisogno di avvocati difensori, essendo un nome  talmente autorevole anche sul piano internazione ma in questa fase indicare un nome equivarrebbe a bruciarlo  - ha detto Vendola a Lucia Annunziata -  Tuttavia trovo intollerabile che si possa immaginare l'esclusione di Romano Prodi".

Proposta bocciata dal centrodestra - Dichiarazioni che però non piacciono al centrodestra. "Vendola punta a teleguidare il Pd in una scelta per la radicalizzazione", attacca l'ex capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Se la logica, sul Quirinale e su tutto, è quella illustrata oggi da Nichi Vendola, allora se ne deduce che lui e Bersani vogliono il muro contro muro", osserva invece il responsabile  dei dipartimenti del Pdl, Daniele Capezzone. Monta l'irritazione anche della Lega Nord. "Intollerabile è voler imporre il 'metodo Boldrini', ovvero l'occupazione della sinistra di tutte le istituzioni -commenta il vice capogruppo alla camera,  Gianluca Pini - con l'aggravante di non aver nemmeno vinto le elezioni. Se questo è il dato politico c'è anche l'aspetto isterico di questo  tipo di proposta che dimostra solo come il Paese sia in ostaggio di  gente fiacca, grigia e frustrata, comunque superata dagli eventi".

Sale l'ipotesi di un costituzionalista
- Intanto il borsino dei nomi ha un fixing che sale e scende quotidianamente e che risente anche delle indicazioni provenienti dalle diverse aree politiche all'interno dei partiti. L'ultimo aggiornamento riporta che Dario Nardella, deputato renziano del Pd, ha 'depotenziato'  le indicazioni di Anna Finocchiaro e Franco Marini (che tuttavia non  dispiacerebbe a una parte del Pdl), suggerendo i nomi di Amato, Prodi e D'Alema. La ricerca di un nome di un politico super partes, che accontenti destra e sinistra, allo stato dell'arte appare un complicatissimo rebus. Ecco perché, nelle ultime ore, è ripresa a circolare con insistenza l'ipotesi che possa essere una personalità fuori dalla mischia politica a mettere d'accordo tutti: il nome di un costituzionalista, che garantirebbe il rispetto e la tutela della  Costituzione e al tempo stesso governare con saggezza e equilibrio l'individuzione di un candidato-premier e la conseguente formazione del governo.

Prodi: "Non è una corsa alla quale ci si iscrive" - Sul tema interviene lo stesso Romando Prodi che, nel corso di un'intervista realizzata per la trasmissione di La7 Servizio Pubblico risponde a Berlusconi ("Prodi presidente della Repubblica? Andiamocene tutti all'estero"). "Non vorrei che si creasse un problema di emigrazione di massa, ma le posso solo dire che nella cosiddetta corsa per il Quirinale non ci si iscrive e non ci si deve nemmeno pensare" ha affermato il professore di Bologna.

Monti: "Mi batterò per scelta condivisa al Colle" - Intanto sulla corsa al Quirinale interviene anche Mario Monti che, ospite della trasmissione di Fabio Fazio, sostiene che si batterà  "perché il presidente della Repubblica sia eletto con il consenso più ampio possibile, che includa Pd e Pdl". Un'affermazione che sembra dunque escludere il nome di Prodi, che non aiuterebbe certo il dialogo tra Bersani e Berlusconi. Il premier inoltre boccia l'ipotesi di tornare al voto: si perderebbe tempo con il rischio di avere lo stesso risultato. Mentre, sempre nell'ottica del dialogo, promuove il lavoro dei "saggi".

Monti: "Non sarò né segretario né presidente di Scelta Civica"
- Riguarda al proprio futuro poi Monti spiega che non sarà é presidente ne segretario del partito, sottolineando che  di voler continuare ad essere un "punto di riferimento" per "ispirare la linea politica" del partito. Del resto, aggiunge ridimensionando la sua 'salita in politica', "non ho mai pensato di entrare attivamente e fondare un partito, ma solo di incoraggiare le forze che si riconoscevano nell'attivita' del governo".

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