Berlusconi: pronto a votare Pd al Colle, poi larghe intese

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Corsa al Quirinale. Il leader del Pdl apre al centrosinistra. Il M5S si affida alle quirinarie: avanti Milena Gabanelli e Gino Strada. Renzi: "Mi sono stufato di prendere schiaffi in faccia tutti i giorni". RASSEGNA STAMPA

Bersani non è candidato al Quirinale. Lo ha detto il segretario stesso ("mi interessano solo i colli piacentini") e lo hanno ribadito i suoi, Letta in primis, smentendo così alcune ipotesi circolate nei corridoi della politica. Ciò che è vero è che la corsa al Colle scuote tutti, da destra a sinistra. D'Alema difende Renzi ("sbagliato escluderlo dai grandi elettori") che, a sua volta confida a la Stampa di "essere stufo di prendere schiaffi in faccia tutti i giorni"; la Lega si smarca dal Pdl ("Sul governo stiamo col Pdl, ma sul Quirinale la Lega nord è in autonomia e non abbiamo preclusioni") ha detto Maroni e Silvio Berlusconi, intervistato da Claudio Tito su Repubblica si dice "pronto a votare un Pd al Colle".

Berlusconi: Pd al Colle poi larghe intese - Il leader del Pdl "ammette che una disponibilità a votare un rappresentante del Pd, compreso Pierluigi Bersani, per il Colle non è venuta meno. Ma ad una condizione: 'Poi si deve fare insieme un governo di larghe intese'". Questa la posizione del Cavaliere intervistato, spiega lo stesso Tito sul quotidiano di Ezio Mauro, per capire se esiste "un vero e proprio "scambio" per chiudere l'accordo: archiviare i guai giudiziari del Cavaliere e far partire la nuova legislatura in tutta la sua pienezza". L'idea del "salvacondotto, di uno strumento - o meglio di uno stratagemma - per chiudere con un colpo di spugna i processi di Silvio Berlusconi, è stata spesso affiancata alla trattativa in corso per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica e per la formazione del governo".
Pronta la risposta di Berlusconi: "Il salvacondotto non esiste" dice. E aggiunge: "Non sono preoccupato dei miei processi. Anzi, non credo che certi magistrati potranno continuare con questo accanimento assurdo".

Toto nomi - Intanto, si cerca un nome per il Colle. Settimana prossima le Camere voteranno il successore di Giorgio Napolitano. E oggi conosceremo l'esito del lavoro dei saggi. Chi sarà il nuovo inquilino del Quirinale? I nomi, che circolano in questi giorni sono: Bonino, Prodi, Marini, Violante - scrive il Messaggero - Finocchiaro, Grasso, Amato, Marini - dice Repubblica.

Sul Colle non li vogliamo - Il Fatto Quotidiano, invece, fa i nomi di non vuole al Colle: "Chi è troppo anziano (Marini), chi ha giocato su troppi tavoli (Amato), chi come Violante è stato a sinistra e ora piace molto a Berlusconi, chi è al centro di troppe polemiche (Grasso). E poi la Severino, legale dei poteri forti".

M5S e Quirinarie: Gabanelli, Strada e Rodotà avanti in classifica - E ci sono anche i grillini che hanno indetto le "Quirinarie" via web per la scelta del nome di bandiera dei 5 stelle. I risultati si sapranno lunedì ma pare che sia in testa un outsider d'effetto, la conduttrice di 'Report' Milena Gabanelli. Avanti in classifica anche Gino Strada e Stefano Rodotà.

La corsa al Colle scuote il Pd - Nel partito democratico continuano le tensioni tra Renzi e Bersani o,meglio, renziani e bersaniani. E il sindaco di Firenze, dopo la querelle per l'esclusione dal trio di Grandi elettori della Toscana per eleggere il nuovo capo dello Stato dice al quotidiano la Stampa: "Mi sono stufato di prendere schiaffi in faccia tutti i giorni. Che diavolo ho fatto per meritare un trattamento così?. Ho sfidato Bersani a viso aperto e dopo le primarie  ho fatto la campagna elettorale sostenendolo lealmente. No mi sono messo di traverso mai né prima né ora, anche se molte cose non mi convincono. Ho detto solo: fate qualcosa, qualunque cosa, ma fatelo in fretta. In risposta mi è arrivato in testa di tutto compresa la mortificante vicenda del grande elettore". Intanto, il ministro Barca si iscrive al Pd presenta il suo manifesto e spiega "il partito che vorrei: "Un partito di sinistra, rinnovato e radicato nel territorio". Fabrizio Barca, scrive l'Unità, smette l’abito del tecnico («Mi sono appena iscritto al Pd») e disegna i contorni di una forza politica di forma «nuova».

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