Fabrizio Barca presenta il suo manifesto per il Pd

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Il ministro per la Coesione territoriale, che si è iscritto giovedì 11 aprile al partito di Bersani, lancia la sua proposta politica: "Serve una formazione di sinistra, animata dalla partecipazione e dal volontariato, e finanziata dagli iscritti"

Prima la tessera del Pd, il giorno dopo un manifesto di 55 pagine, 'Un partito nuovo per un buon governo", con una secca conclusione politica: "Senza una 'nuova forma partito' non si governa l'Italia".
Fabrizio Barca entra in pieno nel dibattito sul futuro della sinistra italiana e del Partito Democratico, si schermisce rispetto all'ipotesi di correre da subito per la segreteria, ("sono un semplice iscritto del circolo di via dei Giubbonari e l'itinerario che ho intrapreso non è un itinerario per il dopodomani"), ma chiede una discussione ampia sulle sue proposte.



Il ministro per la Coesione territoriale dice che "sarebbe grottesco" candidarsi da subito alla guida di largo del Nazareno, ma ripete più volte che "un dibattito è necessario", perché il rinnovamento del partito è necessario e la questione è strettamente intrecciata con il governo del Paese. "Mi piacerebbe - dice - che attraverso il confronto sulle idee emergesse una squadra a cui mi farebbe piacere appartenere".

Barca: "Serve un partito animanto da partecipazione e volontariato" - Il ministro della Coesione territoriale parla al Pd e del Pd, senza allusioni: "Non mi riferirò a un partito in genere, ma a un partito di sinistra, essendo questo ciò che mi preme". E il Pd, aggiunge, "è un partito di sinistra".
"Credevo che l'Italia per le sue caratteristiche avesse bisogno di un partito socialdemocratico che si alleasse con una componente cristiano sociale. Oggi quel melting pot è avvenuto, oggi vedo posizioni di sinistra, di un partito di sinistra". La sintesi dunque è che serve "un partito di sinistra saldamente radicato nel territorio, un 'partito palestra' animato dalla partecipazione e dal volontariato, che trae una parte determinante del proprio finanziamento dagli iscritti e dai simpatizzanti, capace di promuovere la ricerca continua e faticosa di soluzioni per l'uso efficace e giusto del pubblico denaro".

Barca cita il catoblebismo di Mattioli - Nel suo documento Barca cita Enrico Berlinguer e il 'catoblepismo' di Raffaele Mattioli, neologismo usato nel 1962 dal banchiere-intellettuale per indicare il 'legame perverso tra banche e imprese che si produsse in Italia nei primi anni '30. Un riferimento che suscita l'ironia della rete, "e di alcuni spocchiosi intellettuali", ma che Barca difende: "il Paese è cresciuto - dice - e la casalinga di Voghera magari è più intelligente di noi.. Quella espressione, magari proprio perché usata da una straordinaria personalità come Raffaele Mattioli, può incuriosire chi non sa cosa voglia dire". Nel manifesto l'eco togliattiana del 'partito nuovo' è più una suggestione che non un riferimento. Perché l'idea sembra molto lontana da quella esperienza.
Anzi, Barca parla di 'mobilitazione cognitiva' da realizzare con "la costruzione di un confronto pubblico informato, acceso e ragionevole fra iscritti e simpatizzanti", aprendo a tutti il confronto. Anche l'idea di finanziamento cambia, perché "se dei partiti è proprietario lo stato perché è l'unica fonte di finanziamento, l'identificazione tra partiti e stato è inevitabile. Se invece vogliamo un partito che sia percepito da migliaia di persone come un luogo interessante dove andare a discutere, a confrontare, a segnalare soluzioni, vuol dire che queste persone lo devono anche possedere dal punto di vista finanziario".

Apprezzamenti da Sel e D'Alema
- Barca incassa il plauso di Sel, di cui auspica un avvicinamento definitivo al Pd, e il giudizio positivo di Massimo D'Alema che lo definisce "uomo che ha passione politica, un passato di militanza ed è stato un buon ministro".
"Mi pare - aggiunge D'Alema - che abbia colto bene il fatto che non si governa senza partiti forti ed è una visione che profondamente condivido".
Quanto a Bersani, "non avrei fatto nulla di diverso di quello che ha fatto lui". E anche con Renzi, conclude, "ci sono delle sintonie che riguardano il metodo, il modo di concepire il web, e un'idea di apertura".

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