Scintille nel Pd, tensione tra Renzi e Bersani

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Il sindaco di Firenze: "Il 95% degli italiani pensa che stiamo perdendo tempo". Sale la tensione: i rottamatori contro il direttore de l'Unità per il titolo di prima pagina. Intanto si lavora al nodo Quirinale

Scintille tra renziani e bersaniani. Ma mentre il leader Pd tace, il sindaco di Firenze torna a spiegare la sua linea dopo l'intervista di giovedì 4 aprile. "Io sarei per andare a votare, ma non è importante quello che penso io", ha detto Matteo Renzi. "Se vogliono si vada a votare, se vogliono fare l'accordo con il Movimento 5 Stelle lo facciano, se vogliono fare un accordo con il Pdl lo facciano. Ma qualcosa facciano", ha insistito. Non è un mistero però che l'opzione a lui più gradita sia quella delle elezioni, nonostante il sindaco di Firenze abbia più volte tenuto a ribadire che è a Giorgio Napolitano o al suo successore che spetterà ogni decisione.

Il caso Unità - Al di là del braccio di ferro tra Pier Luigi Bersani e Renzi, la polemica tra renziani e bersaniani venerdì 5 aprile si è scatenata sul giornale di partito, 'l'Unità", che ha titolato in prima pagina 'No di Renzi al governo Bersani' (LA RASSEGNA STAMPA). Netta la censura dai parlamentari più vicini al sindaco di Firenze, tanto che Matteo Richetti era arrivato a suggerire l'opportunità che il direttore Claudio Sardo si dimettesse. "Ricomincia la vergognosa propaganda dell'Unità e di Youdem contro Matteo Renzi", ha attaccato anche Roberto Reggi, coordinatore delle primarie del sindaco. "I media di un partito dovrebbero riportare le posizioni dei militanti e dei dirigenti e non tifare per qualcuno", ha rincarato il deputato Pd Angelo Rughetti. Dura la replica di Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani: "Chiedere le dimissioni di un direttore perché non si concorda con un titolo è un atto grave. Sì a critiche, no a censure". Sulla stessa linea Chiara Geloni, direttrice di Youdem tv. Il direttore Claudio Sardo si è difeso. "Un titolo può piacere o meno. Ma suggerire le dimissioni di un direttore di giornale per un titolo che non si condivide, mi pare un infortunio", ha spiegato.
Alla fine è prevalso il richiamo a maggiore serenità: in una telefonata tra Sardo e Richetti, quest'ultimo ha chiesto scusa per i toni, pur mantenendo intatte le critiche alla linea editoriale.

Il nodo Quirinale - Intanto si va verso un week end di riflessione, e le diplomazie sono al lavoro per organizzare al meglio l'incontro tra Bersani e Berlusconi. Il colloquio non è stato ancora fissato, ma tutti lo danno per certo nei primi giorni della prossima settimana. In quella sede, nelle intenzioni del segretario che il 4 aprile ha incassato l'appoggio di Monti, si dovrebbe avviare un dialogo sulla elezione del prossimo presidente della Repubblica. Un dialogo che rasserenerebbe il clima, fino a rendere più facile la nascita di un governo Bersani. Molti però nel Pd non la pensano così e vedono come unica via d'uscita uno schema che possa aprire nuovi spiragli un accordo ampio sul Presidente della Repubblica e un conseguente passo indietro di Bersani per agevolare un governo di scopo. "E' un po' anche quel che pensa Renzi, al di là della lettura che se ne è data", ha spiegato un esponente di maggioranza.
Insomma, la linea o Bersani o urne, per alcune aree del Pd è superata. Si attende l'incontro con Berlusconi.

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