Nessuna intesa, Camera e Senato ancora senza presidenti

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Si chiude con cinque fumate nere la prima giornata della nuova legislatura. Le votazioni riprenderanno sabato 16 marzo. Vendola: "Si scelga un candidato M5S". Berlusconi: “Non trattiamo per le cariche, Pd irresponsabile”. E aggiunge: "Il governo si farà"

Cinque fumate nere. E le Camere ancora senza vertici. Si conclude così la prima giornata della nuova legislatura: una partenza in salita, segnata da una parte dall'impossibilità di eleggere i nuovi presidenti di Camera e Senato nei primi scrutini e dall'altra dal buio fitto che circonda la nascita del nuovo governo.
Le tre votazioni che si sono succedute a Montecitorio e le due di palazzo Madama (LE FOTO IN AULA) producono solo una montagna di schede bianche: 450 alla Camera,  223 al Senato. Pd, Pdl e montiani hanno infatti deciso di non scrivere nessun nome sulle schede. Solo i grillini hanno votato i loro candidati bandiera: Roberto Fico a Montecitorio Camera (113 voti il suo miglio risultato nelle tre votazioni) e Luis Alberto Orellana a Palazzo Madama  (52 voti).

Assalto ai 5 Stelle
- In attesa che sabato 16 marzo riprendano le votazioni, il Pd tenterà l'ultimo disperato attacco alla fortezza del 5 Stelle, che appare però sempre più impenetrabile. Nonostante gli appelli del segretario Pd  a non perdere tempo e a dare un governo all'Italia, Beppe Grillo non cede dalla sua linea: nessun accordo "con il partito di Bersani o di Berlusconi", proclama alla tv pubblica tedesca.
Per sbloccare lo stallo ci vorrebbe un miracolo. Nichi Vendola (VIDEO) chiede un atto "unilaterale" del centrosinistra: votare il candidato grillino alla Camera "senza chiedere nulla in cambio". Ma il Pd non può accontentarsi di una incerta riconoscenza dei grillini: vuole la garanzia che il Movimento 5 Stelle non si metterà di traverso quando si tratterà di far nascere il governo alla cui guida si è candidato Bersani.

Monti sale al Quirinale - Tutto perciò lascia pensare che il Pd dovrà prendere atto dell'indisponibilità dei grillini a farsi coinvolgere. Ed ecco che, in previsione dell'insuccesso della strategia di Bersani,  nei palazzi della politica si ragiona sul da farsi  per uscire dall'impasse. A muoversi, con tutte le cautele del caso, è anche il Quirinale, che ha come bussola la necessità di dare un governo all'Italia.
Nella serata di venerdì 15 marzo al Colle sale Mario Monti. La strada che il premier prospetta al Quirinale è forse ancora più stretta e tortuosa di quella battuta da Bersani nel suo tentativo di agganciare i parlamentari grillini. L'idea è quella di lasciare la guida del governo, farsi eleggere alla presidenza del Senato e poi ottenere un nuovo incarico per dar vita a un bis del suo governo di larghe intese. Ma l'ipotesi va sbattere contro il muro del Pd: il partito di Bersani stronca sul nascere l'operazione, che, sostengono a largo del Nazareno, esporrebbe l'Italia a un vuoto nella guida del governo e darebbe un'immagine di instabilità all'estero e sui mercati.

Berlusconi: “Nessuna trattativa per spartizione cariche” - Lo stop del Pd a Monti manda su tutte le furie Silvio Berlusconi (VIDEO), che sperava di rientrare in gioco grazie a una riedizione del governo di larghe intese. Accusando i democrat di irresponsabilità, il leader del Pdl annuncia che il suo partito si chiama fuori "da ogni trattativa di spartizione delle principali cariche istituzionali". Stando però attento a non ritirarsi completamente dalla partita per il governo: "Se ci sono persone con la testa sulle spalle il governo non solo si farà ma si deve fare", dice infatti mentre lascia l'ospedale San Raffaele (FOTO).

Il piano Finocchiaro - Come uscire dunque dall'impasse? Nel Pd, oltre alla pressione continua  sui grillini, si pensa anche a una carta di riserva: l'idea è quella di eleggere un montiano alla Camera (Lorenzo Dellai o Renato Balduzzi) e la democratica Anna Finocchiaro al Senato. Con l'obiettivo di far assegnare proprio alla Finocchiaro, una volta acquisito il ruolo di seconda carica dello Stato, l'incarico di formare un governo istituzionale con alcuni obbiettivi circoscritti.
L'unica certezza è che, vada come vada, il presidente del Senato sarà eletto: se la votazione della mattina andrà a vuoto, nel pomeriggio si andrà comunque al ballottaggio tra i due candidati più votati. E il vincitore salirà sulla poltrona più alta di Palazzo Madama.

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