Come sarà il prossimo governo? Uno studio prova a rispondere

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In quali circostanze vengono scelti come premier e ministri delle finanze personaggi dal background economico più solido? In tempi di crisi, dice una ricerca, o quando c'è frammentazione politica. I dati di un'analisi statistica

di Raffaele Mastrolonardo

La natura del prossimo governo è avvolta nelle nebbie sollevate dai risultati delle ultime elezioni e, probabilmente, tale resterà fino al 19 marzo quando inizieranno le consultazioni di Napolitano. Nell'attesa, un recente studio accademico ha provato a individuare le circostanze che favoriscono l'ascesa alla guida di personaggi "tecnicamente competenti". Realizzata da Mark Hallerberg della Hertie School of Governance di Berlino, e Joachim Wehner della London School of Economics la ricerca non dice ovviamente se il prossimo esecutivo sarà guidato da un politico o da un professore, ma è comunque uno strumento utile per provare a interpretare l'attualità politica.

Crisi "tecniche" – Secondo Hallerberg e Wehner infatti le probabilità di vedere seduto al volante di una nazione qualcuno con una laurea o un dottorato in Economia aumentano sensibilmente in tempi di crisi, come dimostra la “salita” in campo di Mario Monti. Ma le statistiche dei due studiosi sono più probanti di un singolo caso.
Per la loro indagine, gli studiosi hanno analizzato il background (educativo e professionale) di ben 427 premier, 540 ministri economici e 216 banchieri centrali in 40 Paesi lungo un arco di 4 decenni, dal 1973 al 2010.
Risultato: ogni qualvolta la scelta è stata fatta in un anno di crisi valutaria le chance di un ministro delle Finanze con un dottorato rispetto ad uno senza sono salite dal 20 al 33 per cento, dal 21 al 38 quando ci sono stati problemi legati all'inflazione e dal 22 al 28 in occasione di crisi bancarie o di crollo dei mercati. Le probabilità che nelle stesse situazioni un individuo con il diploma post-laurea diventi capo del governo aumentano pure, anche se in modo meno significativo dal punto di vista statistico (7% al massimo). Se però, invece che ai titoli di studio si guarda alle occupazioni precedenti, anche il profilo “tecnico” del premier cresce sensibilmente in corrispondenza di periodi difficili. Una crisi bancaria, calcolano Hallerberg e Wehner, innalza la probabilità di un primo ministro economista di 8 punti percentuali, che diventano 9 in caso di caduta verticale e prolungata della Borsa.

La polarizzazione – Insomma, spread e piazza Affari sono due indicatori da tenere d'occhio in questi giorni per comprendere il carattere del prossimo gabinetto. Le cifre dello studio – intitolato The Technical Competence of Economic Policy-Makers in Developed Democracies – invitano infatti a guardare anche altri particolari. Per esempio, il livello di polarizzazione dello scontro tra le forze in campo. Secondo i ricercatori la frammentazione politica “fa aumentare la probabilità che un professore diventi capo di governo”. Allo stesso tempo, però, fa diminuire le chance di un economista alla Banca Centrale: un dato da tenere presente nel caso in cui, come sostengono alcune indiscrezioni, la scelta di Napolitano cadesse sull'attuale governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e dunque ci fosse necessità di sostituirlo a Palazzo Koch.

Ancora tecnico
– Date queste premesse, quali previsioni si possono azzardare sulla base della ricerca? Gli autori, comprensibilmente, predicano cautela: “Ovviamente stiamo parlando di probabilità e i nostri dati non possono prevedere un risultato in una singola nazione”, spiega Hallerberg a Sky.it. “Ma non sarei affatto sorpreso, dato il contesto, se l'Italia si ritrovasse con qualche forma di governo tecnico simile a quello attuale”. A rendere lo scenario più probabile, oltre al contesto economico, è, come detto, la frammentazione: “Mi pare che non ci siano solo i tre partiti maggiori in disaccordo ma, come è accaduto anche ai tempi di Prodi, ci sono fazioni all'interno dei vari partiti che possono dividersi”.

Altre scoperte – Più in generale, alcuni risultati della ricerca di Hallerberg e Wehner sono stati sintetizzati in un grafico dell'Economist che mostra il profilo professionale dei leader nei vari Paesi e permette di apprezzare le differenze nazionali.
Come si può vedere, l'Italia è uno degli stati in cui avvocati e professori universitari hanno avuto più spazio al vertice. Mentre nelle nazioni scandinave, ma anche asiatiche, sono i primi ministri o i presidenti che vengono dalla politica o dalla pubblica amministrazione ad avere una supremazia schiacciante. Quanto alle condizioni più generali che favoriscono l'ascesa al governo di tecnici ci sono da sottolineare altri due importanti fattori messi in luce dallo studio: un ministro delle finanze economista è molto più probabile sotto un governo di sinistra che di destra (20 % contro 12%) e in una democrazia nuova piuttosto che in una matura (36% contro 0,7%). La ragione probabile di queste differenza è in entrambi i casi, dicono gli autori, la necessità degli esecutivi di rassicurare i mercati.

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