Fisco, lavoro, imprese: è guerra di programmi

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Mario Monti torna a promettere il taglio delle tasse, mentre Silvio Berlusconi pronostica quattro milioni di nuovi posti di lavoro, per poi chiarire "era un'ipotesi". E in vista del voto delle politiche si rincorrono proposte e promesse

A due settimane dalle elezioni i leader politici rilanciano le proposte su fisco, lavoro e imprese. Mario Monti torna a promettere il taglio delle tasse, dall'Irpef all'Irap, mentre Silvio Berlusconi pronostica quattro milioni di nuovi posti di lavoro grazie alla detassazione dei contratti. Poi si corregge: "Ho tirato fuori solo una ipotesi cercando di vedere se c'è gente di buon cuore".

Più cauto sul fronte programmatico il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che difende la proposta di chiudere una vicenda annosa come quella dei crediti della P.a nei confronti delle aziende con i titoli di Stato, e che definisce quelle del Cavaliere idee demagogiche che "insultano gli italiani".

Promesse ridicole, è la stoccata anche del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che ci tiene a mettere in evidenza la scelta sua e dei suoi alleati di non cedere alla politica degli annunci. Autodifese che non trovano d'accordo il leader dell'Idv Antonio di Pietro, che accusa indistintamente tutti i partiti di "ipocrisia".

Scelta civica, la lista del Professore, sceglie intanto di rendere pubblico il proprio 'piano economico': l'obiettivo - si legge - di un eventuale Monti-bis sarà la riduzione della pressione fiscale per un totale di 15 miliardi nella Legislatura e il dimezzamento dell'Irap per il settore privato. Sì poi alle dismissioni: 130 miliardi da mettere insieme tra patrimonio immobiliare e mobiliare, a partire da realtà come Bancoposta. Un'idea che, sul piano generale, registra il consenso anche di Bersani, che però specifica come non sia sul tavolo la vendita del Colosseo e di beni affini, coì come la vendita di quote di società pubbliche: "in certi campi - dice il leader dei Democratici - dobbiamo mantenere il controllo e non e' assolutamente un buon momento per vendere".

Se il fisco, come in tutte le campagne elettorali, è in cima alle promesse dei partiti, il lavoro (complice la crisi) è al secondo posto. E qui la proposta 'choc' è targata Berlusconi: "Nel primo Cdm - annuncia il Cav - verrà votato un provvedimento che detasserà l'assunzione di collaboratori. E se ogni impresa assumesse anche un solo giovane avremmo 4 milioni nuovi posti di lavoro". Un annuncio, poi depotenziato con una precisazione che sa di retromarcia, a cui replica Bersani dicendosi "allibito" per quanto sia intriso di demagogia. E alla "demagogia non si risponde con altra demagogia, i problemi sono troppo seri", dice.

Ciò non toglie che tra le priorità dei Democratici vi sia  la revisione della riforma Fornero del mercato del lavoro: "l'interruzione troppo secca dei contratti precari porta - spiega infatti Bersani - a più licenziamenti e non a più assunzioni". E anche il Professore non nasconde di volere mettere mano alle regole in vigore, anche se da tutt'altro punto di vista: Scelta civica propone infatti, in via sperimentale, “un nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato, che costi meno, che sia più flessibile ma che "abbia le stesse tutele".

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