Caso Mps, Maroni e Grillo attaccano Napolitano

1' di lettura

Il segretario della Lega accusa: "Singolare che il presidente della Repubblica si svegli adesso". Sembra difendere il Pd, "il partito di cui ha fatto parte". Intanto Berlusconi prepara per domenica 3 un annuncio "di grande importanza"

Il richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad evitare "cortocircuiti" mediatico-giudiziari e a rispettare la riservatezza delle indagini scatena sospetti ed accuse. Se il leader leghista Roberto Maroni si spinge ad ipotizzare che l'intervento del colle miri a "coprire lo scandalo Mps e ad attenuare i riflessi negativi sulle sorti elettorali del Pd", Beppe Grillo, Giulio Tremonti e gli ex pm Antonio Ingroia e Antonio Di Pietro gridano al rischio "censura", a loro volta accusati dal Pd e da Casini di alzare polveroni elettorali. Il Pdl invece si prepara all'appuntamento di domenica 3 febbraio in cui Berlusconi, a Milano, annuncerà la sua proposta, un provvedimento "di grande importanza" che si impegna a varare nel primo Cdm del centrodestra.

La tensione sull'inchiesta Mps, e il violento scontro politico a 20 giorni dalle elezioni, ha riflessi anche sull'appello del Capo dello Stato alla stampa. I critici paventano che Napolitano voglia mettere il bavaglio ad un affare spinosissimo su cui in realtà sono ancora più le ombre che le verità. "La brutta impressione è che Napolitano sia sceso in campo per coprire lo scandalo Mps ed attenuare i riflessi negativi che sta avendo sulle sorti elettorali del Pd", accusa Maroni, stupito che il presidente della Repubblica "si svegli adesso mentre in passato non ha mai detto una parola sulle violazioni del segreto istruttorio o del segreto delle indagini". Gli fa da sponda l'ex ministro Giulio Tremonti: "Un penoso inizio di semestre 'rosso', peccato. Sono davvero deluso nel vedere un'altra istituzione che 'sale' in politica".

Accuse pesanti condivise anche da Beppe Grillo, che notoriamente non ama la stampa: "E' incredibile che anche il loro presidente della Repubblica dice che ci vuole la privacy, vuole mettere sotto silenzio questo sfascio". Ma è proprio il segretario della Fnsi Franco Siddi a negare intenti censori da parte del presidente della Repubblica: "Le parole di Napolitano vanno ascoltate e meditate, non strumentalizzate nell'interesse di parte. Non c'è alcuna limitazione del diritto-dovere di cronaca ma la vicenda per la delicatezza delle questioni richiede di raddoppiare lo scrupolo professionale".

Il Pd, al centro di un fuoco incrociato sulla vicenda della banca senese, fa scudo intorno a Napolitano. "'Voglio sottolineare le parole del capo dello Stato - evidenzia il leader Pd Pier Luigi Bersani - I magistrati devono fare il loro delicato lavoro serenamente e deve esserci rapporto civile tra magistratura e informazione''. Bersani, inoltre, dice no ai "polveroni" alzati contro il Pd "da chi ha tolto il falso in bilancio". I democratici, che venerdì 1 hanno chiesto una commissione d'inchiesta sui derivati, respingono al mittente le accuse. Dice Anna Finocchiaro: "E' inaccettabile cercare di coinvolgere Napolitano nella polemica politica. Lezioni dalla Lega e dal Pdl in tema di moralità e bene pubblico non possono essere accettate". E Francesco Boccia rinfaccia a Maroni di essere quello "del regalo ai furbetti delle quote latte e dei no ripetuti non si sa quante volte insieme al suo nuovo capo Tremonti al blocco dell'utilizzo degli strumenti derivati nelle attività finanziarie e alla loro tassazione". E al fianco dei democratici, e soprattutto del Capo dello Stato, si schiera Pier Ferdinando Casini: "La Lega in azione è quella dei furbetti delle quote latte, costate 4 miliardi, delle ronde, e del finto federalismo. L'attacco a Napolitano è la dimostrazione di chi vuole alzare un polverone".

Leggi tutto