Mps, Bersani: "Non siamo mammolette, nessuno tocchi il Pd"

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Il segretario replica alle accuse del centrodestra sulle responsabilità nel caso Monte Paschi. Monti: “Via la politica dalle banche”. Berlusconi: "Non ho paura di farmi sbranare. Bersani ha la faccia tosta". E il Pdl sceglie l'ironia sul suo sito

"Per il bene di tutti, dobbiamo tenere i partiti lontani dalla gestione delle banche". Mario Monti sceglie la sua pagina Facebook per tornare a parlare del caso Monte Paschi Siena, che nelle ultime ore sta registrando un'accelerazione con una nuova inchiesta della procura di Roma.
Ma non è il solo a parlare dello scandalo Mps. Anche Silvio Berlusconi torna ad attaccare il Pd e, intervenendo a Radio Monte Carlo, dice: "Non ho paura di essere sbranato, prendo atto che la politica di chi ha radici nel vecchio Pci è sempre fatta di minacce. Bersani ha la faccia tosta, tutti sanno che Mps appartiene al comune di Siena che da 60 anni è governato dalla sinistra e che 13 su 15 consiglieri del Montepaschi sono di nomina da parte della sinistra".

Bersani: "Non è consentito a nessuno di sfregiare il Pd" - Le parole del premier ricevono comunque segnali di apertura da parte del Pd. "Sono del tutto d'accordo sulla necessità di ruoli distinti tra politica e banche", dice sempre dalla pagina Facebook il vice presidente del Senato, Vannino Chiti,  mentre il segretario del Partito democratico Bersani  spiega: "I partiti fuori dalle banche? Sono d'accordo dieci volte. Io aggiungo: via i banchieri dai partiti". Poi replica alle accuse dei giornali di centrodestra: "Attenzione, noi non siamo delle mammolette, se pensano di fare i picchiatori con delle mammollette si sbagliano, non è consentito a nessuno di sfregiare il nome del Pd", replica agli attacchi del centrodestra.
E il leader di Sel Nichi Vendola aggiunge: è necessario "separare le banche d'affari dalle banche di risparmio, per evitare che il risparmio finanzi la speculazione".

Di Pietro: "Vogliamo sapere subito i responsabili" - Più dura Rivoluzione civile, che con Antonio Di Pietro dice: "Vogliamo sapere subito e prima delle elezioni chi sta dietro quell'incredibile operazione per cui un prodotto viene offerto a sette miliardi e chi lo compra lo vuole fare a tutti i costi a nove. Credo che quei due miliardi siano finiti in conti esteri, soprattutto nelle isole Caiman e soprattutto a personaggi di cui è bene sapere prima i nomi e cognomi prima delle elezioni. Gli elettori devono sapere prima se vanno a votare una persona per bene o una che li ha fregati".
Il Pdl sceglie invece la via dell'ironia: sul sito del partito di Berlusconi, nella parte alta dell'homepage, compare, infatti, una grande immagine: i primi piani di Mario Monti, Pierluigi Bersani e Piero Fassino, con accanto una grande scritta 'L'Italia giusta' (slogan elettorale del Pd) e sotto: 'Abbiamo una banca...rotta'. Accanto il logo dell'istituto di credito toscano.

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