Giustizia, l'Italia ha il primato delle prescrizioni

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Sono state circa 130mila nel 2012. Un fenomeno "triste" denuncia il presidente della Corte di Appello di Milano Giovanni Canzio in occasione dell'Anno giudiziario. E aggiunge: "Nelle carceri situazione disumana". Polemica sui magistrati in politica

Primato negativo nel campo della giustizia per l'Italia. Il BelPaese "ha il triste primato in Europa del maggior numero di declaratorie di estinzione del reato per prescrizione (circa 130.000 quest'ultimo anno) e, paradossalmente, del più alto numero di condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo per l'irragionevole durata dei processi". E' uno dei passaggi della relazione del presidente della Corte d'appello di Milano in occasione  dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Presenti nell'Aula Magna del Palazzo di Giustizia anche il Cardinale Scola e il presidente del Consiglio Monti.

Polemica sui magistrati in politica - Nel discorso di apertura dell'anno giudiziario, Giovanni Canzio ha invocato anche "equilibrio, moderazione, sobrietà e riservatezza, anche sul piano dei rapporti con i media e con la politica, rispetto e leale collaborazione con le altre istituzioni".
Secondo Canzio, coniugando potere e responsabilità l'indipendenza dei giudici sarà vista come la garanzia fondamentale dei cittadini per l'applicazione imparziale e uniforme della legge nello stato di diritto, sì da scongiurare il rischio che la crescita esponenziale del ruolo di supplenza della magistratura nella governance, all'incrocio tra politica, economia e diritto, sposti il fondamento della legittimazione sul terreno delle pratiche del consenso sociale e popolare".

Nelle carceri situazione disumana - Al centro delle riflessioni sullo stato di salute del sistema giustizia, l'alto magistrato ha dedicato un ampio passaggio alla situazione carceri, definita "disumana". La densità della popolazione carceraria "supera ogni livello di tollerabilità e lede in modo grave e non più giustificabile la dignità delle persone ristrette, tanto da porre in dubbio la legittimità, nelle condizioni date, delle modalità di esercizio del diritto punitivo dello Stato".  La capienza delle strutture - spiega il magistrato - è di 4.737 detenuti, mentre al 31 dicembre ne è stata registrata la presenza di 7.279; San Vittore ha una capacità di 712 presenze e può tollerarne fino a 1.127, ma al 31 dicembre le presenze erano 1,616".

No al carcere per i giornalisti Con un riferimento implicito al caso Sallusti, il presidente della Corte d'Appello di Milano, Giovanni Canzio, è intervenuto nel dibattito sulla diffamazione a mezzo stampa. "Si condivide il disagio di fronte al ricorso alla pena detentiva nel delicato settore dell'informazione - ha detto - la cui libertà potrebbe risultarne pesantemente condizionata. Ma si esige, d'altra parte, un serio spettro di soluzioni alternative, di tipo pecuniario e interdittivo, che non si risolvano di fatto nella sostanziale impunità di condotte gravemente e ingiustificatamente aggressive dei valori dell'onore e della reputazione, pure costituzionalmente garantiti".

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