Monte Paschi, il governo: "Pronti a riferire alla Camera"

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Continuano le polemiche per lo scandalo che ha investito l'istituto senese. Il premier: sottrarre la questione da confusione dovuta a campagna elettorale. Napolitano: situazione grave, ma fiducia in Bankitalia. Berlusconi: "Una banca a cui voglio bene"

Lo scandalo-derivati del Montepaschi scuote i vertici del Paese. Una scossa che colpisce tutti: dal capo dello Stato al presidente del Consiglio, dal ministro dell'Economia alla Banca d'Italia, da Piazza Affari alle forze sindacali, fino all'ultimo dei politici.
Insomma, l'intero sistema. Il tutto mentre al primo piano di Palazzo Salimbeni, a Siena, il Cda della banca è stato riunito per oltre sei ore cercando la quadra ad una situazione che porterà l'istituto a chiudere il bilancio in rosso per svariate centinaia di milioni.
Solo dalla vicenda derivati si avranno infatti 700 milioni di risultato negativo. Un 'buco' causato della 'mala gestio' che nei giorni scorsi ha portato alle dimissioni il numero uno dell'Abi Giuseppe Mussari, già presidente di Mps.
Al termine dei lavori del consiglio, presieduto da Alessandro Profumo, è arrivato un comunicato in cui si esprime "profondo sconcerto" per la strumentalizzazione politica della vicenda, visto poi che la situazione della banca "è completamente sotto controllo".

Monti: "Sottrarre la questione da campagna elettorale" - Una lettura in linea con quella del premier, Mario Monti, che parlando da Davos, ha fatto notare come questo vespaio di polemiche non sia altro che l'effetto della campagna elettorale visto che l'istituto senese è da sempre considerato vicino alle forze di sinistra.
"Non è in questione il tema dei controlli", ha scandito il premier andando in soccorso delle Autorità competenti come Bankitalia e Consob, accusate di non aver vigilato. Ciò che conta ora, invece, è "sottrarre Mps dalla confusione che è stata creata per evidenti ragioni" politiche.
Parole che son servite in parte ad ammorbidire quel principio di scontro che c'è stato in giornata tra Via XX Settembre e Via Nazionale.
"La situazione di Mps - aveva detto in mattinata il titolare dell'Economia Vittorio Grilli - non è una novità, non è un fulmine a ciel sereno. Conoscevamo le sue problematicità già da un anno. Non ho evidenza di problemi in altre banche. Sui controlli dico solo che sono di competenza della Banca d'Italia".

Napolitano: "Situazione grave" - Il primo a spegnere quella che poteva essere una pericolosa miccia è stato lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: io ho fiducia nella Banca d'Italia che se ne sta occupando, ha detto, sottolineando che quella del Montepaschi, "se è una questione grave, bisogna occuparsene".
In scia a queste parole sono arrivate dichiarazioni rassicuranti sia di Bankitalia che del Tesoro. "Nessuna divergenza" con Via Nazionale, ha affermato il portavoce di Grilli, precisando che i rapporti "non sono ottimi ma eccellenti". Lo stesso vale per l'istituto centrale: "Non c'è alcun contrasto, ma piena collaborazione".

Il governo: "Riferiremo alle Camere" - Dichiarazione un po' 'amarcord' per Silvio Berlusconi. L'ex premier, sulla vicenda, si è limitato a dire soltanto che si tratta di una banca a "cui voglio bene" visto che "grazie a lei potei costruire Milano 3".
In una situazione diametralmente opposta si sono schierati invece gli alleati leghisti che hanno buttato altra benzina sul fuoco. Al Carroccio ha risposto il leader Pd Pierluigi Bersani, ricordando il crac di Credit Nord, vicino alla Lega e ricordando la battaglia del suo partito in Parlamento sui derivati. Di fronte all'infuriare delle polemiche politiche il governo non si è tirato indietro. Monti ha fatto sapere come "il ministro dell'Economia è a disposizione per rispondere al Parlamento". Una disponibilità subito sottolineata dallo stesso Grilli che ha precisato che "ad oggi, la sottoscrizione dei (3,9 miliardi, ndr) di Monti Bond non è avvenuta perché non si sono ancora verificate alcune delle condizioni necessarie".

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