Bersani: "Mollare Sel per Monti? Se lo tolgano dalla testa"

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Il segretario del Pd, candidato premier della coalizione di centrosinistra, blinda l'alleanza con Vendola e Tabacci: “Non abbiamo costruito tutto questo in vitro”. Il governatore pugliese assicura: “Saremo un fattore di stabilità

Tra Monti e Vendola, Pier Luigi Bersani non ha dubbi: i cambi in corsa, dopo il voto, sono esclusi e chi ipotizza uno scambio a favore dei centristi "può toglierselo dalla testa, qui siamo gente seria". Manca solo Riccardo Nencini del Psi nella foto che Bersani, Vendola e Bruno Tabacci si fanno scattare per dimostrare di essere l'unica coalizione "non nata in vitro" con tutti i numeri per governare. Numeri che Pd e Sel sono certi di avere anche alle urne altrimenti, è il massimo dell'apertura di Vendola al Prof, sarà il programma dei progressisti la base per alleanze future in Parlamento.


La foto di gruppo - Ad un mese dal voto, il candidato premier del centrosinistra mette da parte formule incerte e comunque future per “blindare” i consensi del proprio elettorato, rimotivando i delusi. E nel mirino finiscono sia Monti sia Ingroia, ovvero gli unici possibili alleati del centrosinistra in caso di mancata maggioranza al Senato. "Monti o Ingroia? E se vincessimo?", risponde con sicurezza Bersani, non chiudendo ad intese future con i centristi ma chiarendo che "chi vince ha la barra politica altrimenti le elezioni si fanno per sport".
Sostituita la foto di Vasto con Antonio Di Pietro alla foto del residence Ripetta, i tre alleati puntano a marcare la differenza dagli altri. "Da qui sommessamente - sfida il leader democrat - invito Monti ad una foto di gruppo con Fini e Casini, Ingroia con Ferrero e Di Pietro e Berlusconi con Storace e Maroni".

Stoccata per Monti - Ma è soprattutto sui temi economici che Bersani non è più disposto a fare sconti a Monti. Sugli esodati, rincara la dose, "abbiamo visto che cosa hanno saputo fare i tecnici". E al premier, che bacchetta da Davos invitando alla cautela perché espressioni come "la polvere sotto il tappeto suonano sinistre ai mercati", il segretario democratico ribatte che "i mercati sanno leggere e scrivere" e che, sui conti se ci saranno problemi "li affronteremo" pur rispettando il vincolo del pareggio di bilancio.

Feeling con la Cgil - Se, nel gioco della torre delle alleanze, dopo il voto il Pd non butterà giù Sel per i centristi, c'è un attore sociale a cui Bersani non vuole rinunciare: la Cgil. "Mi stupisco - sostiene il segretario Pd - che una personalità come Monti vada dietro a cose insufflate dalla destra: quando governi tutti i sindacati sono figli tuoi, e la Cgil è un sindacato con milioni di iscritti. Questa è una posizione pericolosa". E la prova plastica del confronto necessario con la Cgil Bersani e Vendola la daranno venerdì 25 gennaio, partecipando alla presentazione del Piano del Lavoro voluto da Susanna Camusso.

Vendola: “Mi sento vincolato alla Carta d’Intenti”
- Una prova di compattezza tra Pd e Sel che il leader democratico auspica sia prodromica all'azione di governo e "ad una governabilità fissata nella nostra Carta d'intenti" per evitare ritorni al rissoso passato dell'esecutivo Prodi. E alla Carta si ritiene "vincolato" Nichi Vendola: "L'ho sottoscritta e la rispetterà dalla prima all'ultima riga". E nel caso in cui la vittoria elettorale risultasse "azzoppata", il governatore pugliese ritiene che "Pier Luigi Bersani si debba presentare davanti alle Camere con il programma che abbiamo sottoscritto insieme e vedere se su quell'agenda ci possono essere i numeri per un'alleanza di governo".

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