Il caso Monte dei Paschi scuote la campagna elettorale

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La crisi della banca e le dimissioni del presidente dell'Abi, Mussari, sono al centro del dibattito politico. Monti e il Pd nel mirino. Bersani si difende: "Nessuna responsabilità". Lega e Pdl: l'esecutivo ha dato all'istituto senese i soldi dell'Imu

La crisi della terza Banca più grande d'Italia irrompe nella campagna elettorale. È all'insegna del tutti contro tutti la guerra di dichiarazioni per lo scandalo delle operazioni con i derivati effettuate da Montepaschi, che ha portato anche alle dimissioni del presidente dell'Abi ed ex numero uno dell'istituto senese, Giuseppe Mussari. Ma visto che Rocca Salimbeni è da sempre feudo politico della sinistra e visto che i soldi per il salvataggio sono stati prestati dal governo in carica, nel mirino ci sono Pd e Monti. Dopo la sospensione in Borsa dei titoli Mps per eccesso di ribasso, è partita una raffica di dichiarazioni contro Monti per il prestito di 3,9 miliardi, come quelli tirati fuori dai cittadini per pagare l'Imu sulla prima casa. Questa critica arriva sia da destra (Francesco Storace, Giorgia Meloni, Maurizio Gasparri, Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Roberto Maroni) sia dalla sinistra radicale (Antonio Ingroia, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, il Pdc).

Maroni e La Russa accomunano il Pd al governo, tanto che l'ex ministro della difesa sollecita Pier Luigi Bersani a "riferire" in Parlamento sulla vicenda insieme al governo. Il segretario della Lega spiega con la vicenda Mps la difesa fatta da Monti del Pd ("Non c'é un pericolo comunista", aveva detto il premier).

Bersani tenta di reagire: "Nessuna responsabilità del Pd, per l'amor di Dio... Il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche". Anzi dal Nazzareno si rintuzzano gli attacchi, per esempio ricordando alla Lega il salvataggio della Banca Credieuronord (con le “liaison” del Carroccio con Fiorani) e ricordando le battaglie per bloccare l'ingresso nel mercato finanziario italiano dei prodotti derivati, sui quali invece per primo aprì il governo Berlusconi-Tremonti. "La destra si è sempre opposta al blocco dei derivati", ha detto il Democrat Francesco Boccia. Tremonti allarga la polemica coinvolgendo Mario Draghi, che all'epoca delle operazioni messe in piedi da Mps era a capo di Bankitalia e doveva quindi vigilare. Contro Palazzo Koch e contro la Consob, per la mancata vigilanza, punta il dito anche Elio Lannutti, senatore uscente di Idv e presidente di Adusbef. Tra i “montiani”, Benedetto Della Vedova invita il Pd ad assumersi le "responsabilità politiche" e la Lega a "non fare la morale", visto che proprio Umberto Bossi ha "teorizzato una sistematica occupazione degli istituti di credito proprio attraverso le fondazioni bancarie".

Non molla la presa certo Beppe Grillo, che riprende uno dei suoi cavalli di battaglia: "Bersani dice che non ha responsabilità? Ma il Monte dei Paschi è il Pd...". "Il Pd – continua il leader del Movimento 5 Stelle – non è più un partito politico. E' una banca, è dentro le multiutility. Se vai a vedere chi gestisce acqua e gas ci sono dentro quelli del Pd".

Che la vicenda spacchi al suo interno anche il Pd lo sottolinea il sindaco uscente di Siena (e candidato alla carica) Franco Ceccuzzi, fatto cadere proprio sul rapporto con Mps da una fronda interna del partito. Ceccuzzi stigmatizza anche l'eccessivo peso in Mps di "una componente di Fisac-Cgil", che nel recente passato ha espresso anche due sindaci della città.
L'affaire-Mps terrà ancora banco in campagna elettorale e si può ipotizzare che in agenda torni il tema dell'autonomia delle Fondazioni bancarie dai partiti che le controllano talvolta ancora tramite gli enti locali.

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