Monti a Berlusconi: su Europa e Merkel discorsi provinciali

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Nuovo attacco del premier al Cavaliere. Intanto il Professore scrive al Financial Times per replicare alle critiche del quotidiano: "Ciò che questo governo ha fatto per far calare l'inflazione e creare più posti di lavoro è senza precedenti"

"Provinciale". Questa è la critica che piove su Silvio Berlusconi da Mario Monti, quando si parla di asservimento del Professore a Angela Merkel. "Una critica fatta per ragioni che comprendo - spiega - e che proviene da persone e partiti che hanno avuto qualche difficoltà nel rapportarsi con il mondo internazionale. Come appunto, spesso, nel caso del presidente Berlusconi, amichevole e cordiale, e per questo ricordato molto incisivamente dai suoi ex colleghi, ma - sottolinea - con difficoltà di incisione sulla realtà delle cose".
"E poi - dice ancora - fa comodo dire che dovuto imporre certi sacrifici, non perché fossero necessari per togliere l'Italia dal baratro ma perché imposti dalla Germania. Questo è un discorso provinciale".
Non meno severo è Monti quando si tratta di passare in rassegna le posizioni del leader Pdl, "né rivoluzionarie, né liberali", e soprattutto a proposito del vero cavallo di battaglia berlusconiano: "Ha torto, secondo me, Berlusconi a dire che c'è un pericolo comunista" a proposito del Pd.

La lettera al Financial Times - Monti ha anche risposto con una lettera al Financial Times, alle critiche secondo cui il professore non è l'uomo giusto per guidare l'Italia. "Ciò che questo governo ha fatto per far calare l'inflazione e creare più posti di lavoro è senza precedenti in un periodo di tempo così breve e senza una maggioranza vera in Parlamento".
Il governo ha fatto molto, ma "il lavoro non è finito e potrebbe facilmente essere vanificato. E' per questo che sono entrato nell'arena politica, per raccogliere il sostegno delle forze vibranti della società - e sono tante! - che vogliono che il Paese cresca attraverso il cambiamento, il merito e il rispetto della legge" scrive ancora Monti.



L'attacco al Professore - A quasi un mese dal voto, il Financial Times è infatti entrato a gamba tesa nella campagna elettorale, con un articolo dell'editorialista Wolfgang Munchau che non promuoveva nessuno leader politico ma di certo bocciava Mario Monti che "non è l'uomo giusto per guidare l'Italia". Munchau, economista esperto di eurozona, in realtà non è mai stato tenero con l'Italia, a prescindere dal colore politico dei governi. Stavolta non salva neanche l'esecutivo dei tecnici, responsabile a suo avviso di "riforme strutturali modeste" che hanno avuto come unico effetto l'aumento delle tasse. E 'smonta' anche uno degli effetti principali delle politiche del Professore: il calo dello spread, sostiene l'editorialista, "è legato, come molti italiani sanno, ad un altro Mario, a Draghi".

Il secondo editoriale del FT - Una stroncatura che il Professore non ha gradito affatto e cui ha voluto ribattere, prendendo carta e penna. Ma già ieri Monti aveva chiarito: "Senza il nostro risanamento" anche la Bce non avrebbe potuto fare molto, ma anche lo stesso professore ha avuto le mani legate perché "le riforme incisive non possono essere portate fino in fondo con i partiti e i loro apparati". Monti si è detto anche stupito, ammette, dal fatto che arrivasse dal Ft ma non da Munchau, animato da "una vecchia polemica con la Merkel" e dal desiderio che "tutti dessero colpi d'ariete per far saltare l'eurozona".
Un nuovo editoriale dal sapore 'riparatore' dell'Ft online ha ammorbidito però i toni in serata: "Mario Monti e Pierluigi Bersani - si legge - devono sfruttare il voto del mese prossimo per portare avanti l'idea di un nuovo inizio. Ciò permetterà agli elettori di fare scelte reali sul futuro dell'Italia".

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