Bersani: "Monti tende a guardare le cose dall'alto"

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"A me piace guardare di più all'altezza degli occhi della gente comune" dice il segretario del Pd da Bettola. Poi rivendica di essere l'unico a non aver messo il nome sul simbolo. "Io ho fatto le primarie, altri si son scelti da soli"

Prendere la rincorsa e cambiare punto d'osservazione. Per dare il via all'ultimo, decisivo, mese di campagna elettorale (VAI ALLO SPECIALE), Pier Luigi Bersani torna a casa, nella sua Bettola, il paesello dell'Appennino piacentino: lo aveva già fatto per lanciare le primarie contro Matteo Renzi. Ma anche per prendere le distanze dai suoi due principali competitor, Monti e Berlusconi.

Monti guarda le cose troppo dall'alto - Bersani torna ad usare il proprio paese come una metafora della campagna elettorale che vuol fare, "per guardare la gente negli occhi', ha spiegato e non per parlare solo attraverso un teleschermo. "Perché andare in tv va bene - ha detto - ma se facciamo solo tv aumenta la distanza fra la politica e il cittadino che non vuol sentirsi spettatore e basta". Così, fa un vanto delle statistiche che dimostrano la sua parsimonia televisiva: "Berlusconi c'è stato 63 ore, Monti 62, io 28. Io sono per la modica quantità".
A Bersani, però, non sono andati giù nemmeno i toni che Monti ha avuto nel colloquio con il Corriere. "Il presidente del Consiglio - ha commentato - tende a guardare un po' le cose dall'alto, a me piace guardare di più all'altezza degli occhi della gente comune, che ha bisogno di un cambiamento". Strappare il paese dalle mani degli incapaci, "è un programma ambizioso. Ci sono capaci e incapaci...".

Liste, Pdl e incandidabili -
Con la presentazione delle liste, quindi, la campagna elettorale è pronta ad entrare nel vivo. A giochi praticamente fatti, Bersani è tornato anche ad incalzare il Pdl sul tema degli incandidabili. "Il gesto che abbiamo fatto - dice riferendosi alle esclusioni di alcuni candidati in Sicilia - mette il Pdl in condizione di dover decidere qualcosa: noi abbiamo preso provvedimenti su casistiche infinitamente meno rilevanti di quelle che ha fra le mani il Pdl. Vedano un po' come regolarsi".
In ogni caso Bersani rivendica, a differenza dei suoi sfidanti, di non aver messo il nome sul simbolo. Lo spiega in dialetto: "Io ho fatto le primarie - ha detto - qualche altro al se sarnì par lu", ovvero si è scelto da solo.

Voto utile - Fra "politichese e cabaret", fra chi "ogni giorno misura il mezzo metro fra me e Monti", Bersani sa bene che uno dei nodi cruciali della campagna elettorale è e resta la conquista del Senato dove, sfumata l'ipotesi di desistenza con Ingroia, torna di moda il voto utile. "Spiegatela così - suggerisce ad amici e militanti di Bettola - i voti sono tutti utili e vanno rispettati: c'è un voto che è utile per protestare, un voto che è utile per fare testimonianza, ma per battere la destra e vincere c'è un solo voto utile, quello per il Pd e per il centrosinistra: o vinciamo noi o vincono loro".

Di diverso avviso Antonio Di Pietro, che in una lettera aperta a Vendola scrive: "Il vero voto utile è quello che verrà dato a Rivoluzione civile, utile a riportare il Pd sulla retta via".

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