Ingroia: "Chiudiamo la porta a Pd. Ci vediamo in Parlamento"

1' di lettura

Il pm, in politica con Rivoluzione civile: "Berlusconi usato come spauracchio, il vero pericolo è Mario Monti. Avremmo potuto valutare la desistenza ma ci hanno mandato solo intermediari". Bersani: "Un gesto del genere sarebbe stato apprezzato"

"Da questo momento Rivoluzione Civile chiude la porta al Pd. Ci rivediamo in Parlamento". Antonio Ingroia non usa giri di parole. E, dopo che nei giorni scorsi erano emerse indiscrezioni su possibili accordi di desistenza con la coalizione di Bersani, in una conferenza stampa, spiega che la causa della rottura è "la conferma dell'accordo già fatto con Monti". Poi sfida Pier Luigi Bersani e lancia la proposta di fare subito dopo il voto la legge sul conflitto di interessi: "Discutiamone insieme appena saremo in Parlamento". Prima di aggiungere: "Diciamo no alla desistenza, anche perché Pier Luigi Bersani non mi ha mai chiamato per chiedermela".

"Berlusconi usato come spauracchio" - L'ex pm respinge al mittente l'accusa secondo la quale senza desistenza si favorirebbe Silvio Berlusconi e sottolinea che il vero pericolo è Mario Monti.
A me l'ex premier - dice Ingroia - non fa paura perché è finito e non rappresenta più un pericolo. "Non accetto che la figura di Berlusconi venga usata dal Pd come uno spauracchio. Gli italiani sono vaccinati. Il vero pericolo per noi è Mario Monti e la sua proposta politica perché può condizionare il centrosinistra che è già suo alleato. Se avessimo accettato il voto utile avremmo avvantaggiato il Professore e noi non vogliamo aiutarlo. Anche il Pd dovrà fare i conti con noi abbandonando - ha concluso Ingroia - le sue politiche liberiste. Avremmo potuto valutare la desistenza ma ci hanno mandato solo intermediari".

Bersani: "Desistenza? Un gesto simile sarebbe stato apprezzato" - "Non c'è mai stata un'ipotesi di desistenza", risponde da parte sua il segretario Pd Bersani. "Un gesto consapevole rispetto alla situazione - ha aggiunto Bersani, in Lombardia per sostenere il candidato governatore in Lombardia Ambrosoli - sarebbe stato apprezzato. Non c'è bisogno di patti, c'è bisogno di prendersi le proprie responsabilità. Non mi metto a contrattare".
"Tutti i voti sono utili, però ci sono voti di testimonianza, di protesta e voti per governare", ha aggiunto prima di dire:  "In Lombardia c'è la possibilità storica di battere la destra e io sono appassionato a questa idea". "Chi c'è di più civico di Ambrosoli?", si è poi chiesto, ribadendo di lavorare perché l'Italia abbia in Parlamento qualcuno che ha il 51% confermando, però, "l'apertura al confronto con forze antipopuliste pronte a contrastare la Lega e il Pdl". "Sulle posizioni di Monti - ha aggiunto - non ho ancora avuto un pronunciamento chiaro".

Leggi tutto