Condanne, età, mandati: così i partiti si danno le regole

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Dopo la norma del governo sull' incandidabilità, anche i partiti fissano i loro criteri per l'accesso al Parlamento. Monti promette paletti più esigenti della legge, il Pd può vantare un codice etico, il Pdl dice no a over 65 e a chi ha tradito Berlusconi

di Giulia Floris

Una legge nazionale approvata in fretta e furia (e in bilico fino all’ultimo) e una voglia di rinnovamento e un’insofferenza nei confronti della "Casta" che non si possono più ignorare. Così, il tema della incandidabilità dei condannati e di criteri più stringenti nella scelta dei futuri parlamentari irrompe nella campagna elettorale. In un momento in cui l’antipolitica e il forte astensionismo sembrano profilarsi come i primi nemici dei partiti tradizionali, l’impegno della politica ad autoregolamentarsi sembra infatti diventato ancora più imperativo, per potersi presentare a testa alta davanti agli elettori. E così i principali partiti in corsa snocciolano regolamenti e sventolano statuti, pur di presentarsi come paladini della moralità.

Cosa dice la legge - A mettere un freno alle candidature discutibili in vista delle prossime elezioni ci ha pensato prima di tutto il governo Monti, in uno dei suoi ultimi provvedimenti prima delle dimissioni del premier.  La norma riguarda la non candidabilità dei condannati in via definitiva a pene superiori ai 2 anni di carcere, per reati contro la pubblica amministrazione, ma anche per mafia, terrorismo, traffico di esseri umani e altri crimini di maggior allarme sociale.

Monti: "Criteri più stingenti della legge vigente" - Il premier uscente e candidato alle prossime politiche in coalizione con l’Udc di Casini e Fli di Fini promette però che i criteri del suo movimento "Con Monti per l’Italia" saranno ancora più stringenti. I paletti, ha spiegato il Professore nel corso della conferenza stampa di presentazione del simbolo della sua lista, "saranno più esigenti rispetto alla normativa vigente e riguarderanno condanne e processi in corso, conflitto di interesse, il codice deontologico antimafia, limiti legati all'attività parlamentare pregressa con un massimo di due deroghe per ciascuna lista (per quelle liste cui sono ammesse persone che hanno già svolto attività parlamentare)".
Un tema decisivo, nell’ambito dell’alleanza con Fini e Casini (che non vorrebbero rinunciare ad alcuni dei loro nomi forti con più mandati alle spalle) e che si vale del lavoro di Enrico Bondi, già commissario per la spending review che sta vagliando in queste ore i curricula di tutti i potenziali candidati. "Non c'è nessuna trattativa sulle liste, c'è semplicemente una riflessione" assicura comunque Casini, mentre per per domani 9 gennaio è attesa la presentazione delle liste.

Bersani: "Nessun impresentabile nel Pd grazie al codice etico" - Non ci saranno "impresentabili" nelle liste del Pd per le prossime elezioni, assicura anche il leader dei democratici, Pierluigi Bersani in un'intervista su La7. "Vanno certificate le compatibilità delle candidature sia con il codice etico del Pd sia con le regole dell'anti-corruzione - dice il segretario - bisogna darsi delle regole e applicarle".
E in effetti queste regole il Pd se le è date, sia nello Statuto che (salvo deroghe, come si è visto per l’ormai celebre caso di Rosy Bindi) impedisce di candidarsi per più di tre mandati, sia nel codice etico del partito. Qui si legge infatti che i democratici si impegnano a non candidare i rinviati a giudizio, i condannati anche se non in via definitiva e coloro nei confronti dei quali sono state emesse misure cautelare per reati che vanno dalla mafia, allo sfruttamento della prostituzione alla corruzione e concussione.
Ma anche il Partito democratico, nonostante le regole stingenti, ha i suoi nodi da sciogliere su alcuni nomi usciti dalle primarie per i parlamentari. "I casi dubbi - dice il segretario - li guarderemo ad uno ad uno e laddove non corrispondono a questi due documenti non ci saranno".

Pdl: no a più di 3 mandati e a over 65 - Anche il Pdl comunque non sta a guardare e fissa le sue regole. Il tema della giustizia non si palesa con alcuna specificità nel regolamento del Popolo della libertà, ma su questo punto il partito assicura che saranno applicate le norme contenute nel decreto sull'incandabilità approvato di recente.
Un massimo di tre legislature (15 anni), un'età inferiore ai 65 anni e la regolarità nei versamenti della quota al partito sono alcuni dei paletti fissati per la composizione delle liste e stabiliti in una riunione fiume dell'ufficio di presidenza a via dell'Umiltà.
A tali criteri si potrà derogare, in via eccezionale, soltanto su deliberazione di un Comitato nominato dal Presidente Berlusconi, ma il documento fissa anche un altro paletto. "Non potranno essere candidati coloro che si siano comportati in modo scorretto nei confronti del Popolo della Libertà e del mandato degli elettori" o coloro che hanno "favorito" o "tentato fratture nei gruppi parlamentari, che abbiano operato per mettere in difficoltà il governo Berlusconi, che abbiano espresso sistematicamente voti in dissenso, o che abbiano assunto in modo sistematico posizioni in conflitto con la linea politica del partito".

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