I giovani, la crisi, l'Europa: il discorso di Napolitano

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Il Capo dello Stato rivolge per l'ultima volta al Paese il messaggio di fine anno. Al centro dell'intervento il lavoro e le difficoltà economiche. Ma anche i minori stranieri nati in Italia e i detenuti. E su Monti: "Libera scelta di impegno politico"

Ultimo discorso agli italiani di Giorgio Napolitano, che si rivolge al Paese nel tradizionale messaggio di fine anno (qui la tag cloud dei suoi sette discorsi). L'intervento del capo dello Stato, che termina in maggio il suo settennato, arriva a conclusione di un anno politicamente molto intenso, segnato dall'esperienza del governo Monti, e che si chiude con le recenti dimissioni del premier, pochi mesi prima della scadenza naturale della legislatura.
"Alla vigilia di importanti elezioni politiche, non verranno da me giudizi e orientamenti di parte, e neppure programmi per il governo del paese, per la soluzione dei suoi problemi, che spetta alle forze politiche e ai candidati prospettare agli elettori" ha detto Napolitano all'inizio del suo discorso, dopo aver ricordato "l'unità nazionale come bene primario da tutelare".

"Siamo di fronte a questione sociale" - Il presidente nel suo discorso ha ricordato la "realtà sociale minata dalla crisi economica ormai da quattro anni" e ha ricordato le tante difficoltà delle famiglie che versano in difficili condizioni economiche. "Al di là delle situazioni più pesanti e dei casi estremi - ha detto Napolitano - dobbiamo parlare non più di 'disagio sociale', ma come in altri momenti storici, di una vera e propria 'questione sociale' da porre al centro dell'attenzione e dell'azione pubblica".

"Uscire dalla recessione è possibile solo insieme all'Europa" - "Uscire dalla recessione, rilanciare l'economia" secondo il capo dello Stato, è possibile "solo insieme con l'Europa, portando in sede europea una più forte spinta e credibili proposte per una maggiore integrazione, corresponsabilità e solidarietà nel portare avanti politiche capaci di promuovere realmente, su basi sostenibili, sviluppo, lavoro, giustizia sociale".

"I giovani reagiscano" - Dal Capo dello Stato un pensiero anche ai giovani che "hanno più motivi di tutti per essere aspramente polemici" contro "scelte sbagliate" e "riforme mancate". Ma, ha aggiunto Napolitano, "importante è che tra i giovani si manifesti, insieme con la polemica e l'indignazione, la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento e di aprirsi delle strade".

"Incocepibile che minori nati in Italia restino stranieri" - Il presidente della Repubblica ha inoltre affrontato il tema a lui molto caro della cittadinanza per i figli degli immigrati. "Già un anno fa - ha detto Napolitano - avevamo 420mila minori extracomunitari nati in Italia: è concepibile che, dopo essere cresciuti ed essersi formati qui, restino stranieri in Italia? E' concepibile che profughi cui è stato riconosciuto l'asilo vengano abbandonati nelle condizioni che un grande giornale internazionale ha giorni fa - amaramente per noi - documentato e denunciato?".

"Incivile condizione delle carceri" - Poi un pensiero alle condizioni delle carceri: "Più che mai dato persistente di inciviltà da sradicare in Italia rimane la realtà angosciosa delle carceri - ha detto il presidente della Repubblica - essendo persino mancata l'adozione finale di una legge che avrebbe potuto almeno alleviarla".

"Monti può patrocinare nuova entità politica" - Verso la conclusione del suo discorso, da Napolitano è arrivato poi un riferimento agli equilibri politici. "Il senatore Monti  - ha detto - ha compiuto una libera scelta di iniziativa programmatica e di impegno politico. Egli non poteva candidarsi al Parlamento, facendone già parte come senatore a vita. Poteva, e l'ha fatto (non è il primo caso nella nostra storia recente) patrocinare, dopo aver presieduto un governo tecnico, una nuova entità politico-elettorale, che prenderà parte alla competizione al pari degli altri schieramenti. D'altronde non c'è nel nostro ordinamento costituzionale l'elezione diretta del primo ministro, del capo del governo".

Il presidente ha anche auspicato per la campagna elettorale "senso del limite e della misura nei confronti e nelle polemiche, evitando contrapposizioni distruttive e reciproche invettive" e ha espresso profonfo rammarico per la mancata riforma elettorale.

Le reazioni
- Dal mondo della politica in molti plaudono al discorso di Napolitano. Primo fra tutti il premier Monti, che ha parlato di "messaggio forte". Il presidente "ci ha indicato la strada. La 'questione sociale' evocata da Napolitano deve essere al centro delle preoccupazioni, pur nelle condizioni del necessario rigore e in una prospettiva europea" ha detto il leader del Pd PierLuigi Bersani. Parole di apprezzamento anche dal centrodestra con Fabrizio Cicchitto, Ignazio La Russa e anche Silvio Berlusconi che ha affermato: "Mi riconosco nelle parole rivolte a tutti gli italiani dal presidente della Repubblica che ha ricordato la pesante eredita' che grava sul futuro delle nuove generazioni e l'urgenza di promuovere la ripresa della nostra economia per risolvere la drammatica crisi sociale che affligge l'Italia".
Critica invece la Lega, con il segretario Maroni che attacca: "Napolitano deludente: fa il maestrino, tace sui disastri di Monti, non dice una parola per gli imprenditori del Nord uccisi dalla crisi".

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