Monti e il dopo dimissioni, tra dubbi e scenari futuri

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Dopo 401 giorni a Palazzo Chigi, 61 Cdm e 52 fiducie finisce il governo tecnico. Voci danno il premier dubbioso sulla sua discesa in campo. Ora tocca al Colle: giro di consultazioni lampo e lo scioglimento delle Camere. LE TAPPE

Con le dimissioni venerdì 21 dicembre rassegnate nelle mani del Capo dello Stato, al termine del Consiglio dei  ministri numero 61, il presidente del Consiglio Mario Monti ha chiuso, sono sue parole, "13 mesi difficili ma affascinanti" di governo (LE FOTO), iniziati con il giuramento al Quirinale il 16 novembre dello scorso anno. Dopo 401 giorni (FOTO E VIDEO) il premier si dice convinto di lasciare un  "Paese più affidabile", auspicando che il percorso intrapreso "possa  continuare anche nella nuova legislatura". E i riflettori ora sono puntati proprio sulle scelte di Monti, per capire se e come si impegnerà nella prossima campagna elettorale, per poi eventualmente proiettarsi di nuovo alla guida dell'esecutivo e proseguire così il lavoro iniziato all'indomani delle dimissioni di  Silvio Berlusconi.

Monti tentato dalla rinuncia alla candidatura - "Monti frena sulla discesa in campo" scrive il  Corriere della Sera; "Tentato dal no" titola la Repubblica; "Verso il no alla candidatura" ribadisce la Stampa; "Monti frena sulla candidatura" dice anche il Messaggero.
I quotidiani in edicola puntano i riflettori sui dubbi del premier (LA RASSEGNA STAMPA). Il Professore - riferiscono fonti parlamentari - sarebbe infatti tentato da un 'low profile', senza 'impastricciarsi' - sono le parole di un ministro - con la politica. Da palazzo Chigi, però, si invita alla prudenza, "tutte le ipotesi sono aperte". Di sicuro il premier dimissionario presenterà domenica un programma per l'Italia, illustrerà le riforme necessarie per il Paese e poi ufficializzerà la decisione.

Gli scenari - Parla di agenda Monti il quotidiano la Stampa nell'articolo a firma di Fabio Martini. "Monti non cede il suo nome. Ha scelto di restare riserva della Repubblica, ecco perché si limiterà a un Memorandum per l'Italia".
Sono due - sulla carta - le strade del professore, spiega Angelo Panebianco, nell'editoriale sul Corriere della Sera. "Monti potrebbe scegliere la strada più rischiosa (..) potrebbe porsi come il federatore di una vasta area di elettorato, che è delusa da Berlusconi, ma che vuole anche sbarrare il passo a un Pd giudicato troppo sbilanciato a sinistra. Oppure (..) rovinare la festa al Pd solo in parte, puntare ad impedirgli di fare la maggioranza al Senato, impedendogli di fare la maggioranza al Senato".

Le tappe - Ecco come Corriere della Sera riassume i prossimi passi verso il voto. Sabato 22 dicembre: Napolitano riceverà al Quirinale dalle 10 alle 13 i capogruppo per le consultazioni. Giovedì 27 dicembre: la Commissione parlamentare di vigilanza Rai ha convocato i vertici dell'Agcom per un'audizione. Per quel che riguarda la par condicio, Agcom ha già stabilito che nel periodo pre-elettorale le trasmissioni dovranno osservare i criteri di imparzialità, equità, completezza, correttezza, pluralità dei punti di vista ed equilibrio. La data del voto: Napolitano scioglierà le Camere. In base all'articolo 61 della Costituzione e al decreto 361/1957, il voto deve tenersi tra 45 giorni e 70 giorni dopo lo scioglimento. Come indicato dal ministro dell'Interno Cancellieri, la data del voto potrebbe essere il 24 febbraio. in questo caso, la presentazione delle liste elettorali avverrà tra il 20 e il 21 gennaio. Negli ultimi 15 giorni prima del voto non possono essere resi noti i sondaggi.

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