Caos di fine legislatura alle Camere. E Bersani punge Monti

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Atto finale del governo tecnico: atteso in giornata il via libera alla legge di stabilità. Ma è scontro su liste pulite e decreto firme. Il premier non scioglie la riserva sul futuro. Il segretario Pd: “Non credo ai partiti creati intorno alle persone”

La grande attesa continua. Ma l'intervento a Melfi, con annesso endorsement di Sergio Marchionne e vertici Fiat, è sembrato un passo ulteriore di Mario Monti verso un impegno politico. In prima persona o come punto di riferimento di una o più liste, sarà chiaro nei prossimi giorni. Intanto, il presidente del Consiglio ha fornito qualche indicazione di programma. L'agenda Monti 2013. Ovviamente, continuità con il lavoro svolto. Con il rigore, quella "la medicina  amara" che il governo Monti è stato costretto a prescrivere ad un Paese sull'orlo dell'abisso. "Sarebbe" davvero "irresponsabile dissipare i sacrifici" fatti  fin qui, sottolinea Monti.
Anche se, in base a un retroscena pubblicato sulla Stampa, il premier ci starebbe addirittura ripensando. "Troppo alto il rischio di arrivare secondo o terzo tra gli schieramenti in lista", sottolinea il giornale di Torino. E quindi Monti non penserebbe più a candidarsi. (QUI LA RASSEGNA STAMPA)

Ma nel frattempo, a poche ore dalla fine della legislatura, è ancora guerra sui provvedimenti alle Camere. E nulla di ciò che accade fa pensare a quella "fine ordinata di legislatura" auspicata dal Capo dello Stato che, invece, assiste ora con preoccupazione all'escalation delle divisioni. Quasi archiviato il capitolo legge di Stabilità (ha ricevuto l'ok del Senato e oggi, venerdì 21 dicembre, torna alla Camera per il voto finale) i partiti se le danno di santa ragione sui testi del governo che riguardano le liste pulite e le firme per la presentazione delle candidature. In un editoriale sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella ammette: "Sono bastati pochi giorni per fare riemergere le chiazze di veleno che intossicavano la nostra vita politica prima che l'emergenza obbligasse tutti a un anno di (mal sopportata) Pax Montiana". 

Il Pd e Pier Luigi Bersani pesano le parole e le mosse di Monti. Sarà un avversario o un potenziale futuro alleato? Tra i centristi "qualcuno dice 'siamo alternativi', altri dicono ‘siamo dialoganti'. Io non mi sento alternativo al centro moderato, mi sento alternativo a Berlusconi e alla destra", dice il segretario del Pd. Bersani lascia la porta aperta dunque, ma si toglie pure qualche  sassolino dalla scarpa.
"Francamente non avremmo mai immaginato che Monti entrasse nella contesa". Comunque "se questa sarà la sua scelta, non abbiamo difficoltà. L'unica cosa di principio - è l'affondo di Bersani - che  vorrei porre a Monti e a tutti quanti, è che io credo che non faccia  bene all'Italia fare formazioni politiche attorno alle persone. In nessun Paese del mondo le cose funzionano così".
Tuttavia, secondo un retroscena pubblicato su Repubblica, il premier non vuole strappi con il Pd. "Tra noi non ci sono problemi e Pier Luigi dovrà contare su di me", avrebbe detto Monti.

E intanto, Silvio Berlusconi, che in un primo momento aveva provato a blandire il premier, ora accende disco rosso sulla discesa in campo di Monti: "Rimarrei assolutamente sorpreso se ci fosse la partecipazione in campagna elettorale di Monti. Sono d'accordo, ed è l'unica volta, con quanto detto da D'Alema. Non è interesse di Monti diventare un  piccolo protagonista della politica del Paese da un ruolo di 'deus ex  machina' nel quale si era presentato".

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