Salsi a SkyTG24: "M5S è gestito da azienda che fa marketing"

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La consigliera di Bologna commenta la sua espulsione dal Movimento 5 Stelle: "Grillo dà le sue opinioni a persone che seguono il prodotto, se il prodotto non piace vengono cacciate fuori. Casaleggio è la parte che organizza mentre lui ci mette la faccia".

“Il M5S è gestito da una azienda che fa marketing pubblicitario che sta utilizzando una modalità comunicativa a senso unico: Grillo dà le sue opinioni a persone che seguono il prodotto; se il prodotto non piace vengono cacciate fuori. Ora che il Movimento si sta approntando a livello nazionale, sembra che stiano gestendo tutto Grillo e Casaleggio nel loro ufficio. Casaleggio è la parte che organizza e Grillo è il frontman che ci mette la faccia”. A dirlo a Sky TG24 è la consigliera comunale di Bologna Federica Salsi, espulsa dal Movimento 5 Stelle insieme a Giovanni Favia.
“Noi non siamo dissidenti - ha spiegato Salsi - abbiamo posto questioni di merito e delle critiche e per questo siamo stati espulsi. Ci sono tante persone che non sono contente e che manifestano il disappunto per come sta evolvendo il movimento. Che ci sia la volontà di organizzarsi a parte secondo me è molto prematuro. C’è per ora la consapevolezza che si sta facendo qualcosa di diverso da quello che si diceva all’inizio”.

La decisione di Grillo e le polemiche per "le parlamentarie" - Mercoledì 12 dicembre era stato lo stesso Grillo a scrivere sul suo blog che "a Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l'utilizzo del logo del MoVimento 5 Stelle".
Una decisione che seguiva di poco l’avvertimento rivolto ai suoi. “Se c’è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prenda e vada fuori dalle palle! Se ne vada dal Movimento” aveva detto in un video intervenendo sulle polemiche che hanno accompagnato le “parlamentarie” (le primarie on line organizzate da Beppe Grillo per scegliere i candidati del 2013, che hanno fatto eleggere 17 donne capolista su 31) criticate per la scarsa partecipazione (95mila voti a tre preferenze significa 32 mila votanti su 1400 candidati) e per dubbi sulla trasparenza delle operazioni di voto.

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