Botta e risposta Monti-Berlusconi. Merkel: noi col premier

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Il Cavaliere attacca la Germania, poi aggiunge: "Lo spread è un imbroglio, un'invenzione". Il Professore: "No a soluzioni magiche". E la Cancelliera commenta: "Gli italiani sceglieranno in modo che il Paese resti sul cammino giusto"

"Ma a noi che ci importa dello spread? E' un imbroglio, un'invenzione". Dopo che aveva accusato l'Europa di trame oscure contro di lui e contro l'Italia, Silvio Berlusconi nega l'esistenza stessa di quel fenomeno finanziario scoperto dagli italiani nel corso degli ultimi 18 mesi e che rappresenta, di fatto, il metro di misura del successo o dell'insuccesso delle politiche economiche dei tecnici.
Mossa, secondo gli osservatori, destinata a fare l'uno-due con una possibile promessa di abolizione dell'Imu per un ticket propagandistico su cui basare una sognata rimonta elettorale.
L'ex premier attacca lo spread, ma anche il termine di paragone che in esso è contenuto, vale a dire la differenza i valore tra i nostri Btp ed i bund tedeschi. Berlino così viene direttamente trascinata nelle spire della nostra campagna elettorale.
"Mi sono opposto alle loro richieste che ci portavano alla guerra civile", spiega l'ex presidente del Consiglio.

Merkel: "L'Italia resti sul cammino giusto" - Ma dalla cancelleria più importante d'Europa arriva una risposta ufficiale quanto chiara. "Una cosa non accetteremo: che la Germania sia fatta oggetto di una campagna elettorale populista", avverte il ministro Westerwelle, con l'aria di chi non ammette repliche.
Come se non bastasse, per Berlusconi arriva la scomunica del Ppe (no ai populismi) e l'intervento della stessa Angela Merkel. La Cancelliera dice a chiare lettere che lei gradisce Mario Monti e "quello che ha messo in campo per le riforme" augurandosi che gli elettori italiani "sceglieranno in modo tale da garantire che il Paese resti sul cammino giusto".

Monti: "Niente soluzioni magiche" - A questo punto, nella prima polemica elettorale della nuova stagione, Monti ha gioco facile nell'ostentare distacco.
Non nomina nemmeno il leader del Pdl, lui che ancora deve far sapere se scenderà o meno in campo per la poltrona di premier. Macché teorie complottistiche alla Dan Brown, sembra voler dire.  Il fatto è che in campagna elettorale "c'è la tendenza a presentare soluzioni magiche ai cittadini per seguire i loro istinti e non per proporre un programma per il futuro". Insomma, se Pier Luigi Bersani bolla le esternazioni del Cavaliere come semplici "stupidaggini", il Professore adotta un tono pacato ma anche una sostanza durissima. Chissà se, qualora dovesse cedere alle sirene elettorali, l'aplomb sarà lo stesso

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