Incandidabilità dei condannati, il governo vara il decreto

Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri
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Ok dal Consiglio del ministri al provvedimento che mira a mettere fuori dalle liste i condannati in via definitiva a pene superiori ai 2 anni. Le misure si applicano anche alle cariche di governo. Alfano: Pdl non ha difficoltà a riconoscere questa legge

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera allo schema di decreto legislativo sull'incandidabilità dei condannati per tangenti, in una giornata in cui la presa di distanza del Pdl dall'esecutivo sembra aver innescato una spirale che potrebbe portare in breve al voto. Ma a chi gli chiede se all'origine dell'atteggiamento del Pdl possano esserci  contrarietà al decreto sull'incandidabilità, il presidente del Consiglio Mario Monti risponde: "Non appartiene al governo e a me di fare processi alle intenzioni; né particolari orientamenti o sentimenti delle parti politiche hanno influenzato un lavoro che è stato rigoroso, ispirato ad obiettività di criteri e largamente ancorato in indirizzi dettati dal Parlamento e prima della nascita di questo governo".
Il decreto riguarda la non candidabilità - pena l'immediata decadenza - dei condannati in via definitiva a pene superiori ai 2 anni di carcere per reati contro la pubblica amministrazione, ma anche per mafia, terrorismo, traffico di esseri umani e altri crimini di maggior allarme sociale, spiega una nota di Palazzo Chigi.

Il decreto si applica anche alle cariche di governo - "Il nuovo regime di incandidabilità mira a dettare una disciplina organica in materia di incandidabilità estendendo le cause ostative alla candidabilità alle cariche politiche nazionali e sopranazionali", spiega il comunicato di Palazzo Chigi. Finora, infatti, le cause di incandidabilità erano previste solo per gli enti locali.
Il decreto si applica anche alle cariche di governo, dal presidente del Consiglio fino ai commissari straordinari di governo, passando per ministri e sottosegretari.
"L'accertamento d'ufficio della condizione di incandidabilità comporta la cancellazione dalle liste", dice la nota. E se la condanna definitiva giunge durante il mandato, il condannato decade immediatamente.

Provvedimento ora all’esame del Parlamento - La durata dell'incandidabilità è doppia rispetto alla durata della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, e comunque di almeno sei anni dalla condanna definitiva. Il governo aveva spiegato a inizio novembre di non potere varare il provvedimento prima dell'entrata in vigore della legge anticorruzione.  
Sul provvedimento, che ora dovrà andare in Parlamento per l'esame da parte delle commissioni competenti, finora il Pdl ha mostrato la sua avversione. 

Alfano (Pdl): “Incandidabilità non riguarderà Berlusconi” -  Angelino Alfano, segretario del Pdl, in conferenza stampa alla Camera, nega però che il decreto sia inviso alla sua parte politica: "L'approvazione del provvedimento sulla incandidabilità nasce dall'attuazione di una legge il cui primo firmatario è il sottoscritto. Questa legge prevedeva una delega che è stata attuata. Non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscere il decreto incandidabilità e non vi è alcun nesso con il nostro presidente, che è colui il quale ha voluto questo ddl, e che ha la certezza di essere assolto", perché "non ha nulla a vedere con i processi che lo interessano. Siamo certi che sarà assolto e che quei processi sono privi di fondamento".

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