Politica, 40 anni di spot: online il primo archivio italiano

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Grazie a un progetto dell'Università di Roma Tre, dal 4 dicembre sono consultabili gli oltre 450 video realizzati per la propaganda di partito. Inventati negli anni '70 e rinati con la Rete, ecco una breve storia del genere raccontata da Edoardo Novelli

di Isabella Fantigrossi

Ci sono gli spot socialisti con Bettino Craxi, quelli contro la violenza sulle donne del Partito comunista, le prime clip di Forza Italia nel 1994, gli esordi di Antonio Di Pietro e tanto altro. Il primo archivio degli spot politici italiani, che comprende già più di 450 video dal 1974 a oggi, è online dal 4 dicembre: quasi quarant'anni di storia politica italiana raccontati attraverso immagini,  finalmente consultabili da chiunque attraverso un unico sito internet, anche attraverso dodici percorsi tematici. "Archivi spot politici", la più importante opera di recupero della pubblicità elettorale del nostro Paese, nasce da un progetto di ricerca di interesse nazionale (Prin 2008), finanziato dal ministero dell'Istruzione e della Ricerca e realizzato dall'università di Roma Tre, sul tema della popolarizzazione della politica.

I primi spot politici - "E' un lavoro che ci ha impegnato per due anni - racconta Edoardo Novelli, giornalista, docente di Comunicazione politica e coordinatore della ricerca - e che ha consentito di salvare e rendere pubblici materiali che atrimenti sarebbero andati prima o poi distrutti. I primi documenti raccolti risalgono infatti al 1974: sono quattro spot (anche qui sotto) realizzati dal Comitato per il no al referendum sul divorzio e destinati alle sale cinematografiche".



Le tele-elezioni - Solo alla fine degli anni Settanta, con la nascita delle televisioni private, nascono i primi spot politici per il piccolo schermo. "Un tipo di pubblicità", racconta Novelli, "di cui tutti i partiti si serviranno con le elezioni politiche dell'83, le prime tele-elezioni italiane". Sono gli anni in cui la Dc realizza dei veri e propri spot sul modello di quelli commerciali insieme alle agenzie pubblicitarie - "memorabile lo slogan 'Decidi Dc'" -, il Partito comunista commissiona ai registi di area delle vere e proprie mini fiction, mentre il Partito socialista punta tutto sulla figura di Bettino Craxi. "Una tendenza, questa a incentrare lo spot sul leader di partito, che esploderà con la nascita di Forza Italia e la discesa in campo di Silvio Berlusconi".

Gli anni Novanta e la par condicio - "In questi anni gli spot diventano quasi sensoriali", spiega Edoardo Novelli. "Il predominio non è più della parola ma dell'immagine e il politico protagonista sembra quasi un attore. Bellissimo il primo video elettorale di Forza Italia (anche qui sotto) oppure quello, molto paternalistico, degli auguri di Natale inviati da Silvio Berlusconi al Paese nel 1999. Elementi ricorrenti degli spot di questi anni: il volto del Cavaliere e la sua scrivania". Solo dopo il '99, in occasione di una campagna di tesseramento per Forza Italia, a parlare sono i cittadini comuni che dichiarano il motivo per cui si sono iscritti al partito. Negli anni Novanta, però, gli spot politici si riducono e perdono potenzialità: con il decreto legge Gambino e un provvedimento del Garante per l'Editoria, durante la campagna elettorale viene di fatto vietata la trasmissione dei video politici.


La rinascita grazie a Internet - "Dagli anni Duemila, invece, si assiste a una grande rinascita del genere. Merito della rete, in grado di influenzare la comunicazione politica e le forme della campagna elettorale". Sempre più partiti e candidati decidono di realizzare video a basso costo, in molti casi ironici e originali, da pubblicare sui propri siti internet, come quello del 2011 di Pierluigi Bersani mentre si rimbocca le maniche. "Con lo sviluppo dei social network, poi, si cimentano nel genere non solo i partiti ma anche soggetti esterni, militanti, creativi, semplici cittadini", racconta Novelli. "Sora Cesira (anche qui sotto) o Il Terzo segreto di Satira, per esempio, soprattutto in occasione delle elezioni, realizzano materiali satirici che, grazie ai social network, si diffondono sul web in maniera virale e finiscono per essere visti da milioni di utenti. Oggi, insomma, è la rete ad essere diventata la nuova piazza della comunicazione politica".

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