Alfano: "Se ci dividiamo diventiamo irrilevanti"

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Il segretario del Pdl ribadisce il suo no allo "spacchettamento". Il partito intanto fa quadrato sulla richiesta per l'election day il 10 febbraio. E Maroni suggerisce: "Se tolgono l'appoggio a Monti si aprono prospettive nuove"

"Molteplici fattori hanno ridotto la nostra capacità di forza sull'elettorato. Ma la risposta non è quella di dividere ciò che è stato faticosamente unito, condannandoci tutti alla irrilevanza davanti ad una sinistra che ha saputo rilanciarsi dialogando con il suo elettorato". A dirlo è Angelino Alfano in un messaggio ai Democratici Cristiani, la corrente di Carlo Giovanardi e Gianfranco Rotondi che aveva chiesto chiarimenti al segretario sul futuro del partito.

Alfano: "Se ci dividiamo diventiamo irrilevanti" - Alfano ha ricordato la "felice intuizione" di Berlusconi che ha unito "le culture di tradizione liberale, socialista, democratica cristiana, e quella della destra arrivando assieme a sfiorare il 40% del consenso elettorale". "Molteplici fattori - ha aggiunto - hanno successivamente ridotto in misura sensibile la nostra capacità di forza sull'elettorato. Ma la risposta non è quella di dividere ciò che è stato faticosamente unito, condannandoci tutti alla irrilevanza davanti ad una sinistra che ha saputo rilanciarsi dialogando con il suo elettorato". "L'obiettivo deve essere quello di recuperare la nostra forza con un programma capace di battere la sinistra e restituire alla nostra Italia un'autentica dialettica democratica, che superi definitivamente la parentesi emergenziale di un governo tecnico che abbiamo generosamente appoggiato pensando di fare il bene dell'Italia, anche quando non eravamo pienamente convinti di numerose scelte". "Sono sicuro che, se faremo tutto ciò, assieme - ha concluso - potremo vincere le prossime elezioni politiche e rimanendo al servizio del popolo Italiano".

Formigoni: "No allo spacchettamento del partito"
- E di fronte all'ipotesi divisione arriva l'altolà di Roberto Formigoni, secondo cui "se qualcuno pensa allo spacchettamento, allora è un liberi tutti". "Lo spacchettamento significa che ognuno si organizzerà come meglio ritiene opportuno. E' un tema - ha detto Formigoni - di cui il Pdl deve parlare, sono sorpreso che ancora non sia stato convocato l'ufficio di presidenza o comunque un luogo nel quale decidere su queste scelte che sono fondamentali".

Pdl: election day a febbraio
- Per quanto riguarda invece il tema dell'election day, il Pdl fa quadrato intorno al segretario e sostiene la richiesta di farlo il 10 febbraio. Minacciando anche una possibile crisi di governo se quella data non venisse accettata. Secondo Fabrizio Cicchitto "è molto importante che sia stata scartata l'ipotesi di uno spacchettamento del Pdl e che si proceda per il cambio della legge elettorale. Del tutto  condivisibile la richiesta al governo di un election day che, ragionevolmente, anche per completare i lavori parlamentari potrebbe,  a nostro avviso, essere fissato per il 10 marzo". Mentre Denis Verdini, riferendosi all'incontro di sabato tra Alfano e Berlusconi, ribadisce che il Pdl "intende dare battaglia e incalzare il governo, anche duramente, chiedendo con energia e forza l'election day il 10 febbraio". "Su questo punto - sottolinea Verdini - Alfano è stato fin troppo chiaro e netto: siamo disposti anche ad aprire una crisi di governo perch‚ il Pdl è il partito di maggioranza relativa, cioè la principale forza politica che sostiene l'esecutivo, e non si può far finta di niente o ignorare le nostre posizioni.  

Maroni: "Il Pdl tolga sostegno a Monti" - Favorevole all'election day anche Roberto Maroni, secondo cui se il Pdl togliesse l'appoggio a Monti potrebbero aprirsi nuovi scenari. "Condivido la proposta di Alfano - ha detto Maroni - di fare  l'election day per risparmiare 100 milioni di euro. Ma gli faccio io una proposta: siccome il 10 febbraio sono fissate le elezioni  regionali facciamo l'election day il 10 febbraio, anticipando la  scadenza della legislatura. Si può fare a una condizione: che il segretario Alfano e il Pdl finalmente tolgano il sostegno al governo  Monti, subito dopo l'approvazione della legge di stabilità. Allora  - ha aggiunto Maroni- si aprirebbe una prospettiva nuova e interessante. Avrà il segretario Alfano il coraggio di dare seguito alle parole dette? Mi auguro di sì". In un'altra risposta ai giornalisti Maroni ha detto a proposito della decisione di Alfano: "Lo farà? Temo di no. Non ne avrà il coraggio".

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