Alfano insiste sulle primarie, nessuna marcia indietro

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Vertice ad Arcore con Berlusconi. Il segretario del Pdl ribadisce che le consultazioni si terranno il 16 dicembre. E aggiunge: il cavaliere "non mi ha detto che vuole candidarsi". Sull'election day: "Non escludiamo crisi di governo"

Silvio Berlusconi prende ancora tempo sul lancio della 'nuova cosa azzurra'. Circa 5 ore di faccia a faccia ad Arcore con Angelino Alfano, riferiscono fonti parlamentari, sarebbero servite a tenere in vita le primarie (che sembravano ormai  fallite), a rilanciare con forza la necessità di un election day ("non escludiamo la crisi di governo" ha detto il segretario ad Ansa), ma non a sciogliere il nodo sui futuri assetti del Pdl. Il Cavaliere, infatti, raccontano, volutamente (anche grazie alla mediazione di Gianni Letta e Niccolò Ghedini), non avrebbe dato molte indicazioni sul progetto di rifare Forza Italia senza gli ex di An, e sull'ipotesi di una sua ricandidatura per la premiership 2013. Non a caso, al termine della riunione-fiume il segretario assicura ai giornalisti: "La candidatura di Berlusconi è scelta sua che oggi non mi ha manifestato formalmente".

Mantenere unito il Pdl - Alfano, riferiscono, avrebbe ribadito tutte le sue perplessità sullo 'spacchettamento', chiedendo al 'fondatore' di non dividere il Pdl ma di contribuire in maniera determinante a rilanciarlo con tutte  le forze che ci sono, compresi gli aennini. Nessun tono di sfida, assicurano gli 'alfaniani', ci sarebbe stato da parte dell'ex  Guardasigilli,ma solo la richiesta decisa di non provocare rotture  proprio adesso, alla vigilia di una campagna elettorale così delicata. "Se Berlusconi dovesse rifare Fi senza gli ex di An buttando via il Pdl, Angelino non ci starebbe", confida un esponente azzurro. Alfano, dunque, avrebbe tenuto il punto sulle primarie e avrebbe ribadito la necessità di essere tutti uniti all'interno del Pdl. Il segretario, riferiscono, accetterebbe di cambiare nome e simbolo del Popolo della Libertà purché si evitino spezzatini e rotture.

Via dell'Umiltà spinge per l'election day - Il Pdl intanto non esclude di poter aprire una crisi di governo qualora l'esecutivo non ponesse "rimedio immediato" al nodo dell'election day. "Ci siamo battuti per evitare che venissero buttati dal balcone 100 milioni di euro e ora sembra che siamo tornati punto e a capo", dichiara all'Ansa il segretario del Pdl, raggiunto telefonicamente poco dopo il suo rientro a Roma dal vertice ad Arcore con Silvio Berlusconi. "Il governo - aggiunge Alfano - ponga rimedio immediatamente perché è inaccettabile che si voti in alcune grandi regioni italiane poche settimane prima che si voti alle politiche". Alla domanda se il Pdl non escluda di provocare una crisi di governo nel caso in cui l'esecutivo di Mario Monti non accettasse le richieste presentate dal partito di via dell'Umiltà, Alfano ha risposto: "Non ci sentiamo di escluderla".

Berlusconi e la 'cosa azzurra' - Qualcuno parla di 'tregua' tra Berlusconi e Alfano, ma le distanze restano. Per ora si attende il ballottaggio alle primarie del centrosinistra (LO SPECIALE) e della trattativa sulla riforma elettorale, Come nel colloquio di venerdì 30 novembre con Giorgia Meloni, il cavaliere non avrebbe scoperte le sue carte. Allo stato, dunque, sarebbe sempre intenzionato a rifare Fi, ma prima di sciogliere la riserva attenderà l'esito dei sondaggi commissionati ad Alessandra Ghisleri per il 3 dicembre, per valutare il peso di un 'ticket' Forza Italia-Pdl, che in queste ore sarebbe l'ipotesi più plausibile  per uscire dall'impasse. La prossima settimana il Cav riunirà i suoi  fedelissimi per fare il punto sul nuovo soggetto azzurro.

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