Primarie, l’analisi del voto e il ruolo dei social network

Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi si sfideranno al ballottaggio per le primarie domenica 2 dicembre
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L’Istituto Cattaneo sul primo turno della sfida nel centrosinistra: “Numero degli elettori 3,6 volte superiore a quello degli iscritti al Pd, ampliati i confini oltre i militanti”. Chefuturo: “Nessuna correlazione tra voti e popolarità su Twitter”

Renzi ha vinto nelle regioni “rosse”, Bersani ha pescato più voti al Sud. Ma, soprattutto, le primarie sembrano aver fatto bene al centrosinistra. A dirlo, adesso, sono anche i numeri: quello complessivo dei partecipanti (3 milioni e 100 mila, anche se in un primo momento si era parlato di 4 milioni), ad esempio, è risultato di 3,6 volte superiore al numero degli iscritti del Pd, come spiega l’Istituto Cattaneo.
Ma non è l’unico dato che si può trarre da questo primo turno (qui i risultati definitivi), in attesa del ballottaggio tra il segretario del Pd e il sindaco di Firenze in programma domenica 2 dicembre.

Ampliati i confini del centrosinistra - L’Istituto Cattaneo rileva come la consultazione abbia avuto un "effetto moltiplicatore" e di "ampliamento dei confini" solitamente riservati ai militanti del centrosinistra. Lo studio prende le mosse dal dato complessivo dei votanti (3.110.210), inferiore alle primarie che designarono Prodi alla guida del centrosinistra nel 2005 (4.311.149 partecipanti), ma sostanzialmente in linea con il voto che portò nel 2009 Bersani alla guida del Pd (3.102.709).
La consultazione, riferisce il Cattaneo, ha mobilitato un terzo della somma elettorale ottenuta alle elezioni europee del 2009 da Pd e Sel. Secondo l'istituto si tratta di una quota "certamente importante" che vede le regioni rosse (Toscana ed Emilia Romagna) in testa per la partecipazione che, tuttavia, è stata particolarmente forte anche nelle regioni del Sud (Basilicata, Molise e Abruzzo), che non fanno parte del tradizionale bacino elettorale del Pd.
Il numero complessivo dei partecipanti è risultato 3,6 superiore al numero degli iscritti del Pd, che aumenta decisamente in Lombardia (9 volte di più), Trentino (8 volte), Piemonte (7,9), Veneto e Liguria (5,8). Il dato sull'affluenza invece cala nettamente al Sud rispetto al dato medio nazionale.

L’influenza dei social network
- Per quanto riguarda l’impatto dei social network, interessante l’analisi proposta da alcuni ricecatori su Che futuro!. Il sito prende come riferimento soprattutto Twitter e si chiede: esiste una correlazione tra il “successo” di un candidato online e il numero di voti conquistati sul campo? I dati sembrerebbero negarla. “ Renzi, pur non avendo ottenuto il maggior numero di voti, - spiegano Emanuela Zaccone e Massimiliano Spaziani - è stato senza dubbio il più menzionato, ma anche il più retwittato e quello che ha ricevuto maggiori replies ai tweets pubblicati”.
Secondo gli autori dell’analisi, tuttavia, anche se non appare una correlazione tra il tasso di attività e di popolarità di un candidato sul web e i risultati elettorali, questo non significa che sia inutile esserci, sul web: “Molti dei dati e delle osservazioni emerse durante il monitoraggio e l’analisi dei dati raccolti da fonti Web e Social su Obama , hanno fornito al suo team indicazioni rilevanti su orientamenti, interessi e tendenze che possono essere (e in alcuni casi si sono) trasformate in azioni concrete, che hanno influito su scelte e attività all’interno della campagna presidenziale”.

Altre analisi sui voti alle primarie – Da segnalare anche gli studi effettuati dalla Sisp (Società italiana di scienza politica) in collaborazione con il Mulino e diffusi sulla Stampa. Si scopre ad esempio che la scelta del candidato premier di centrosinistra ha attratto anche chi nel 2008 aveva votato l’Idv (3,5% del totale). Otto elettori su cento avevano invece votato il centrodestra, il 10% non aveva votato.
Il professore Roberto D’Alimonte, nel suo report pubblicato dal Sole 24 Ore, ricorda come Bersani abbia conquistato più voti rispetto al 2009, ma anche che Renzi si è confermato come l’unico in grado di portare alle urne elettori nuovi: “Il suo successo è dovuto proprio alla sua capacità di portare a votare elettori nuovi che si sommano a elettori di centrosinistra che sono diventati critici”. Secondo D’Alimonte, in ogni caso, “comunque vada a finire, il risultato del primo turno rafforza la tesi di chi pensa che chiusa la competizione deve aprirsi tra Bersani e Renzi la fase della collaborazione. Dopo quello che è successo domenica scorsa non si può far finta di niente”.

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