Primarie, ballottaggio Bersani-Renzi

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Il primo round delle consultazioni del centrosinistra è stato vinto dal segretario del Pd, che ha ottenuto il 44,9% dei consensi contro il 35,5% del sindaco di Firenze. Terzo Nichi Vendola con il 15%. Ma lo scrutinio va molto a rilento. Boom affluenza

Saranno Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi a giocarsi domenica 2 dicembre il posto di candidato premier del centrosinistra, con il segretario del Pd che ha stravinto, ma il sindaco di Firenze ha ottenuto un ottimo risultato specie se proiettato sui futuri equilibri del centrosinistra. Lunedì 26 novembre, quando ancora non è terminato lo spoglio che procede estremamente a rilento, Bersani ha ottenuto più del 44,9% delle preferenze, a fronte del 35,5% di Renzi. Staccato il leader del Sel, Nichi Vendola, con circa il 15,6% mentre gli altri due sfidanti si sono fermati rispettivamente al 3%, Laura Puppato, e all'1%, Bruno Tabacci.

Il dato più evidente del voto è stata l'altissima affluenza che segna una netta inversione di tendenza dopo le vittorie del non voto alle recenti amministrative siciliane. Il dato del 25 novembre è addirittura superiore a quello delle primarie del 2009 per la segreteria del Pd (che vinse Bersani), ai livelli di quelle del 2007 che affidarono la candidatura alla premiership a Walter Veltroni, fino a confrontarsi addirittura, seppur in maniera minoritaria, con i 4,3 milioni di Romano Prodi nel 2005, in un'era politica lontanissima, come hanno dimostrato i commenti dei vari candidati.

Bersani, con una delle sue colorite espressioni, ha parlato di "milionate" di persone ai seggi (VIDEO). Il segretario del Pd e Renzi si sono profusi in reciproci complimenti, perché il fatto nuovo è quello di un centrosinistra che dimostra di avere una forte presa sugli elettori e di un centrosinistra che cambia pelle, che dovrà fare i conti sia con una sensibile pressione per la continuità coi temi di difesa del lavoro sia con una fortissima richiesta di rinnovamento che sta facendo breccia: bastava guardare in tv le facce degli staff dei due candidati vincenti, facce nuove e giovani.

Quello che abbiamo visto è già un nuovo centrosinistra, si tratterà di vedere ora quanto saprà interpretare effettivamente le novità richiesta dagli elettori e quali contenuti saprà esprimere. Il vice segretario del Pd Enrico Letta ha detto che il voto è stato "la legittimazione piena e totale, ci hanno aiutato Silvio Berlusconi e Beppe Grillo con il loro tentativo di delegittimare le primarie. Bersani e Renzi insieme sapranno rendere il Pd ancora più forte". Un modo nuovo per superare la politica dell'"uomo solo al comando" e per esprimere una nuova leadership plurale e unitaria, come ha detto Bersani, ben lontana dalla rissosa pluralità di voci ai tempi dell'ultimo governo Prodi. "Noi cinque dovremo fare qualcosa assieme prima del prossimo turno, gli posso offrire una birra", ha detto Bersani.

Il dato è più evidente se si guarda un altro fattore: Bersani aveva detto di attendersi dai 2 ai 3 milioni di persone al voto, Renzi - suffragato da sondaggi come quelli di Ipsos - aveva detto che se fosse riuscito a portare al voto 4 milioni di persone avrebbe vinto, cosa che avrebbe dovuto iniziare a manifestarsi già sopra i 3 milioni. I votanti sono stati in quel range ma a muoversi è stato tutto l'elettorato del centrosinistra che evidentemente sta recuperando quei propri lettori che aveva ultimamente perduto: "Il centrosinistra che verrà ha bisogno di coinvolgerli" quegli elettori, ha detto Renzi (VIDEO). "Il centrosinistra ritrova il suo popolo; il mio auspico è che ora non lo abbandoni", gli ha fatto eco Vendola (VIDEO).

Bisognerà poi andare ad analizzare il voto nel dettaglio: la vittoria di Renzi in alcune zone rosse della Toscana, il successo di Bersani con Vendola secondo in zone dove il voto di opinione è preponderante come la città di Roma scombinano certe semplificazioni sui due sfidanti che abbiamo letto in tanti commenti di queste settimane. Sia Bersani sia Renzi hanno dimostrato di essere qualcosa di diverso da queste semplificazioni, di sapere andare oltre gli stereotipi e di sapere parlare entrambi a un pubblico vasto. Bersani ha dimostrato di sapere rappresentare una candidatura unitaria, che sa interpretare elettori da Vendola al centro, Renzi ha dimostrato di essere già un leader che sa sfondare anche a sinistra, non solo al centro. Intanto si apre una nuova settimana di intensa campagna elettorale per il ballottaggio, perché il suo esito non è certo scontato anche se Bersani parte avvantaggiato. E' un'altra settimana per allargare il consenso del centrosinistra, come ha notato sempre Letta , mentre il centrodestra non sembra saper affrontare la sua profonda crisi.

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