Montezemolo in campo per l'Italia. Monti: non prendo impegni

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Il presidente della Ferrari lancia il manifesto della "terza Repubblica" e dice: "Scendiamo in pista per ricostruire il Paese. Diamo base elettorale al percorso iniziato dal governo attuale". Bersani: "Non tirare il premier per la giacca"

Luca Cordero di Montezemolo rompe gli indugi dopo due anni di tattica e pre-tattica e mette in campo quanto costruito da Italia Futura con il vasto mondo dell'associazionismo che si è coagulato attorno ad essa. Il patron Ferrari scende in pista stanco di stare in "tribuna". Ripete in un'intervista a SkyTG24 che non si candiderà (VIDEO) perché non vuole nulla per se stesso. Ma, certo, le elezioni del 2013 sono le più importanti dal 1948 e, come quelle rappresentarono l'inizio di una fase costituente, queste avranno il compito di "ricostruire" a partire dal tessuto sociale messo alla prova da vent'anni in cui "ciascuno di noi, almeno una volta, ha provato vergogna per essere italiano". Il punto di inizio di questa fase è da individuare, per Montezemolo, lì dove si è fermato il governo Monti di cui il movimento di Montezemolo aspira a diventare la massa critica per dare "continuità al percorso intrapreso". Montezemolo ha poi precisato di non voler chiedere al presidente del Consiglio di diventare il leader del nuovo soggetto politico, non oggi almeno: perché questo pregiudicherebbe, spiega ancora, il lavoro dell'esecutivo (VIDEO).

La risposta del presidente del Consiglio non si è fatta attendere: Monti a domanda risponde che non prende impegni, oggi, e sottolinea che comunque ad oggi nessuno gli ha ancora chiesto di impegnarsi (VIDEO). Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani vede il pressing del numero uno del Cavallino e richiama tutti a non tirare il presidente del Consiglio per la giacchetta. Quella che nasce oggi, è l'auspicio di Montezemolo, sarà una forza centrale nella politica italiana, che non scenderà a compromessi e non accetterà gattopardismi, ma che "spalancherà" le sue porte a chiunque ne condivida valori ed obiettivi. Non alleanze, perché di queste "già se ne vedono tante che contengono tutto e il contrario di tutto" e che "ridanno peso e potere di condizionamento alle componenti più ideologiche e populiste". Serve una "novità sostanziale", ha aggiunto, per evitare il rischio che, dopo le elezioni, possa essere "uno schieramento eterogeneo e confuso" a prendere la guida del Paese.

Gianfranco Fini, parla da osservatore esterno, e dice che nelle prossime settimane si verificherà la possibilità di collaborazioni più strette. Per Montezemolo di riforma il Paese ha ancora bisogno, a partire da un fisco che, a fronte della rinuncia a qualsiasi incentivo per le imprese, abbatta l'Irap. E contemporaneamente si avvii un meccanismo automatico - e Montezemolo sottolinea "automatico" - che riveda al ribasso le aliquote. Parole alle quali i settemila degli studios di via Tiburtina rispondono con applausi che, per entusiasmo, sono secondi solo alla standing ovation tributata a Montezemolo al momento del suo ingresso in sala. Assieme al capitolo fisco, Montezemolo affronta quello delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, ritirandosi da quelle attività in cui, incapace di generare benefici, finisce solo per alimentare "intermediazione politica e corruzione". Dunque, sintetizza, "l'unica patrimoniale che dobbiamo introdurre è quella sullo Stato". Per fare questo, la prossima dovrà essere una legislatura costituente: dal dimezzamento dei parlamentari al ripensamento delle autonomie locali, passando dalla riforma della legge elettorale e alla regolamentazione dei conflitti di interesse.





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