Monti: “Nessuno mi ha scelto ma devo convincere tutti”

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Il premier, in un’intervista-prefazione al libro “Le parole e i fatti” di cui il Corriere della Sera pubblica ampi stralci, dice: “I presidenti del Consiglio che mi hanno preceduto non dovevano guadagnarsi il consenso ogni giorno. Ma non farò più battute”

"Nessuno mi ha scelto, ma devo convincere tutti"; "non mi sento solo", "coloro che sono stati presidenti del Consiglio prima di me non dovevano guadagnarsi tutti i giorni il consenso". E ancora: "Non farò più battute". Sono parole di Mario Monti contenute nella lunga intervista-prefazione del volume "Le parole e i fatti", edito da Rizzoli, di cui il Corriere della Sera pubblica domenica 11 novembre ampi passaggi. "Non credo possa considerarsi solo uno che, per quello che possono valere i sondaggi, sembra avere un consenso superiore a quello di cui godono i partiti che lo sostengono in Parlamento - spiega il premier - E quando incontro persone per la strada, mi sento dire quasi sempre: vada avanti!”.

"La pedagogia è naturale in un professore - aggiunge – è l'unica arma che ho. E ho un obbligo di spiegare maggiore di altri. In questo contano le ragioni soggettive: nessuno mi ha scelto, ma devo dire agli italiani che se sono qui è per far fare loro cose che non volevano fare e che tutti quelli che sono venuti prima hanno sostenuto si potessero evitare. In più sono questioni complicate, quindi cerco di spiegarle". E prosegue: "Uno degli aspetti che mi sono imposto di cambiare - in parte riuscendoci, è che io ero abituato a parlare davanti a un pubblico più limitato e spesso anglosassone, dove la battuta e l'ironia sono elementi essenziali. Ma è molto rischioso: perché è vero che il posto fisso è monotono, però sicuramente dirlo in quel modo è stato per me un bell'infortunio. Quindi adesso cerco di non fare più battute, che pure all'inizio mi avevano aiutato a comunicare".

Nell’intervista-prefazione il premier non manca di analizzare la situazione economica. La crisi non è dovuta "agli eccessi del mercato, ma a un mercato dove la presenza della regolazione e della vigilanza è stata insufficiente". Motivo per cui Mario Monti crede "in un'economia di mercato con pubblici poteri forti" che "permetta di avere un'economia sociale di mercato, che riesca a contemperare la competitività e appunto la dimensione sociale". A proposito dell'euro il presidente del Consiglio osserva che l'Italia ha perso "la guerra" con se stessa perché una volta conseguito l'obiettivo di entrare nella moneta unica non è stata competitiva: "Visto che l'Europa non ci dava un vincolo cogente come per la finanza pubblica - spiega - dovevamo farci noi un piano delle riforme strutturali. Che poi è quello che dieci anni dopo l'Europa ha impostato con i piani nazionali delle riforme". Monti sperava che "il governo Berlusconi, uscito dalle elezioni del 2008 con una maggioranza così forte, con un orizzonte di cinque anni e quel successo d'immagine al G8 dell'Aquila, avrebbe veramente potuto fare un piano delle riforme strutturali, invece di negare che l'Italia avesse un problema di crescita".

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