Legge elettorale, botta e risposta Bersani-Casini

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Il segretario del Pd stronca la riforma e chiude a un Monti-bis: "Da ricovero chi lo pensa". Poi critica il leader Udc: "Morirà di tattica". La replica: "Non siamo suoi sudditi"

"Chi pensa che dalla frammentazione venga fuori un Monti-bis è da ricovero". Pier Luigi Bersani, nel corso di un'iniziativa al Teatro Eliseo a Roma, stronca così l'ipotesi di riforma della legge elettorale. "Sarebbe una palude e dalla palude viene fuori solo un altro turno elettorale e si va come in Grecia a votare dopo sei mesi", ha aggiunto il segretario del Pd candidato alle primarie di centrosinistra che si terranno il 25 novembre (vai allo speciale). Bersani attacca poi Casini ("morirà di tattica") innescando così un botta e risposta con il leader dell'Udc. "Non siamo suoi sudditi" risponde il centrisita. E aggiunge: "Pensare ad un Monti-bis è da ricovero? Allora anche io sono da ricovero e con me molti del Pd che pensano ad un Monti-Bis".
La controreplica del segretario del Partito democratico non si fa attendere: "Non vogliamo sudditi, ma, a nome dell'Italia, dico che non possiamo sancire l'ingovernabilità di domani. Sono fiducioso che Casini comprenderà che serve un premio di maggioranza ragionevole alla coalizione o al partito che arriva primo".

Premio non sotto il 10% - Cuore dell'intervento di Besani è sottolineare la sua contrarietà all'attuale riforma delle legge elettorale. "Se noi valuteremo responsabilmente che l'Italia va in una situazione di ingovernabilità ci metteremo di traverso", ha chiarito. Il nodo resta la soglia del 42,5% oltre cui scatta il premio di maggioranza. Più che una norma anti-Beppe Grillo, è "una norma anti-Pd, il tentativo di dire 'muoia Sansone con tutti i filistei', ma noi non scherziamo". Per Bersani, dunque è indispensabile che ci sia "un ragionevole premio di governabilità non sotto il 10% netto che equivale ad un 12,5% per ragioni tecniche". Questo premio "non garantisce una maggioranza assoluta ma che ci sia un azionista di riferimento in grado di dire chi governa, meno di questo sarebbe una cosa molto seria", ha insistito.
Bersani è poi tornato a smentire di aver ipotizzato che il ministro del Lavoro Elsa Fornero possa far parte del suo governo. "Quando ho detto che, sul piano di principio, i ministri dell'attuale governo possono entrare in politica ero in polemica con Gasparri secondo cui i membri del governo tecnico perdono i diritti politici", ha spiegato il segretario del Pd. Detto questo, "non ho prenotato nessuno", ha chiarito. Il segretario Pd ha poi rivolto un apello al premier Monti, che ha definito "un liberale con qualche venatura da conservatore": "Deve servire la Repubblica - ha detto - restare a dare una mano, e bisogna discuterne con lui".

Botta e risposta con Casini - Un'ultima stoccata l'ha poi lanciata al leader dell'Udc Pierferdinando Casini: "Morirà di tattica. Io spero che metta la barra dritta a un certo punto e decida dove andare". Immediata la risposta di Casini: "Il Pd si deve abituare a parlare e a trattare con rispetto gli amici che stanno in Parlamento. Noi non siamo stati sudditi di Berlusconi e, francamente, non vogliamo essere sudditi di Bersani. Non siamo disposti a piegare la schiena". E aggiunge: "Bersani dice che pensare ad un Monti-bis è da ricovero? Allora anche io sono da ricovero e con me molti del Pd che pensano ad un Monti-Bis". E aggiunge: "Non si può tornare alle cattive abitudini del passato. Inviterei Bersani ad essere un po' più cauto perché vicino a lui ci sono molti che sono da ricovero. Facciamo le persone serie". Non resta in silenzio il leader del Pd, che precisa: "Certo nessuno è suddito di nessuno, siamo tutti italiani e certamente Casini non è un mio suddito". "Non vogliamo sudditi - ha aggiunto - ma, a nome dell'Italia, dico che non possiamo sancire l'ingovernabilità di domani. Sono fiducioso che Casini comprenderà che serve un premio di maggioranza ragionevole alla coalizione o al partito che arriva primo".

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