Province, al via la riforma. Da 86 saranno ridotte a 51

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Il Consiglio dei ministri vara il riordino degli enti locali nelle regioni a statuto ordinario. Da gennaio decadranno le giunte, mentre a novembre 2013 verranno eletti i nuovi vertici. Il nuovo sistema a regime dal 2014

Taglio netto alle province. Entro il 2014 si passerà dalle attuali 86 province nelle regioni a statuto ordinario a sole 51 province, comprese le città metropolitane (qui la mappa dal sito del governo). Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri di mercoledì 31 ottobre e il ministro Filippo Patroni Griffi, che ha presentato il provvedimento in conferenza stampa definendolo "coerente con i modelli europei".

Le tappe della riforma
- "Il processo è irreversibile" - ha aggiunto Patroni Griffi, spiegando che si tratta di un provvedimento di tipo "ordinamentale e strutturale nella logica avviata con la spending review". "Il governo si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale delle Province - ha proseguito - . Sono Province nuove per dimensioni e per sistema di governance". La tempistica prevede che da gennaio e coerentemente con la governance, verranno meno le giunte provinciali. A gestire la fase di transizione i presidenti delle province potranno delegare non più di tre consiglieri. A novembre del 2013 si terranno  le elezioni per decidere i nuovi vertici e il nuovo sistema andrà a regime nel 2014. Sempre dal primo gennaio del 2014, si legge in una nota di Palazzo Chigi, diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani.

Le regioni a statuto speciale - Sul riordino delle Province delle Regioni a statuto speciale "ci occuperemo in seguito, visto che la legge sulla spending review concedeva a queste realtà 6 mesi di tempo in piu"'. Lo ha detto il ministro Patroni Griffi a Palazzo Chigi, aggiungendo che "la Sardegna ha già provveduto mentre la Sicilia ora è impegnata su altro".

Ecco di seguito la nuova mappa delle Province dopo l'approvazione del decreto legge relativo al loro riordino:
Piemonte: Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Novara-Verbano-Cusio-Ossola, Biella-Vercelli;
Liguria: Imperia-Savona, Genova, La Spezia;
Lombardia: Milano-Monza-Brianza, Brescia, Mantova-Cremona-Lodi, Varese-Como-Lecco, Sondrio, Bergamo, Pavia;
Veneto: Verona-Rovigo, Vicenza, Padova-Treviso, Belluno, Venezia;
Emilia Romagna: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena.
Toscana: Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno.
Marche: Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata-Fermo-Ascoli Piceno.
Umbria: Perugia-Terni.
Lazio: Roma, Viterbo-Rieti, Latina-Frosinone.
Abruzzo: L'Aquila-Teramo, Pescara-Chieti.
Molise: Campobasso-Isernia.
Campania: Napoli, Caserta, Benevento-Avellino, Salerno
Puglia: Bari, Foggia-Andria-Barletta-Trani, Taranto-Brindisi, Lecce
Basilicata: Potenza-Matera
Calabria: Cosenza, Crotone-Catanzaro-Vibo Valentia, Reggio Calabria.

Rimangono fuori le regioni a statuto speciale, per le quali il governo ha ancora 6 mesi di tempo.

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